Cucciolo di papà

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Cucciolo di papà.

Arrivata la sera papà, dopo avermi sistemato le coperte, mi legge sempre una fiaba, una storia, per farmi addormentare. È una bella storia di avventura, di viaggi e di naufragi, di pirati e di mostri, di pescatori trasformati in maiali, di streghe e di sirene. Una storia con fulmini e tempeste, e giganti con un occhio solo! Mi mette tanta paura, ma alla fine gli eroi vincono sempre.

Non è che capisco proprio tutto, sincero: ad un certo punto, forse il sonno, mi perdo le parole e non riesco più a seguire. Ma per non deludere papà che è tanto paziente con me e tanto bravo, faccio di sì con la testa, anche se chiudo ogni tanto gli occhi, cercando di resistere.

C’è un pezzo della storia che mi piace di più, che mi fa battere il cuore di gioia e anche di paura BUM! BUM! BUM! BUM! dopo il quale mi raggomitolo stretto nel lettino e mi addormento: la parte di quando lui, Ulisse, riesce a tornare a casa dopo tanti tanti tantissimi giorni (come dice papà, per farmi capire), vecchio e travestito con degli stracci vecchi e sporchi, per non farsi riconoscere dai nemici. L’unico che riesce a riconoscerlo è il vecchio Argo, che è ancora bellissimo, ma non è più veloce come tanti tanti tantissimi giorni prima. Si alza piano piano, gli va incontro e gli scodinzola felice per averlo visto ritornare sano e salvo. E a quel punto là anch’io sono felice con lui perché capisco come si può sentire: io faccio dei salti così tutti i giorni, quando papà torna dal lavoro!

Poi però la mia felicità diventa triste: piego il musetto, piego gli occhi, li chiudo. Voglio sentire se questa volta ce la fa… Invece, no: Argo non ce la fa. Dopo aver aspettato tanti tanti giorni che arrivasse il suo papà, lo saluta felice e sereno muore.

Ieri sera ho deciso di farmi forza e prima di addormentarmi, ho guardato il mio papà e gli ho chiesto: «Papà, è vero che io starò sempre con te e non morirò mai?» e papà accarezzandomi la testa mi ha detto: «No, che non morirai mai. E se farai sempre il bravo diventerai un bambino vero»

Ha chiuso il libro ed è andato a letto, lasciandomi la lucina accesa. Mi sono raggomitolato stretto nel mio lettino e mi sono addormentato, scodinzolando felice.

 

Michele Lamacchia

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