In attesa degli altri, alla ricerca di noi

Amiche e amici come state? Io bene anche se un po’ malinconico. Come mai? Sarà il cambio di stagione? Il cambio dell’orario? Il pensiero all’unica gatta femmina in giardino su tredici felini totali? No, probabilmente questo senso di appocundria è dovuto al fatto che ho appena chiuso questo libro di Bookabook. Ho avuto la fortuna di leggere in anteprima In attesa degli altri trasmettiamo musica da ballo (che titolo e che bellissima la sua grafica retrò!), il nuovo lavoro di Malusa Kosgran e, sfortunatamente, ci ho trovato tanti, troppi elementi miei, che mi hanno di fatto legato alla storia e ai suoi protagonisti. E la storia comincia subito come non vorresti: con la scomparsa (sì, sparisce) del protagonista, Antonio. La sua famiglia, i suoi braccianti, il paese: tutti si preoccupano di cercarlo e di cercare di capire che fine possa aver fatto, perché Antonio è una figura solida, minerale, non può essere (non ci sentiamo di dire quella parola ma è quella) morto. E allora ognuno elabora le proprie teorie, le ipotesi più singolari.

E per capire che cosa poteva aver covato Antonio, Antonino, Tonino, dobbiamo ripercorrere tutto il suo passato, fin da quando, ancora ragazzino, viene caricato tipo pacco postale su un treno e spedito su, a Milano, dove deve inventarsi una vita, un lavoro, una famiglia nuova fatta di altri ragazzi più o meno sciagumati come allui, emigrati alla via di sopra per campare e per mandare soldi a casa. Lì si appassiona alla bicicletta. Con i risparmi compra una Masi originale con la quale punta a diventare un campione (*questo è stato per me un colpo basso: nella foto, la carta che usavo quando, ragazzino, percorrevo in bicicletta tra i centocinquanta e i duecento km alla volta su e giù per il barese e oltre. All’inizio, per ogni nuova località raggiunta, segnavo il nome con l’evidenziatore. Ho amato molto questo aspetto della vita di Tonino perché, oltre che per la capatosta, è stato proprio il mio. Ho ripescato la cartina apposta che penso riappenderò in casa. Altro che GoogleMaps!). Sarà per questo che Tonino è sparito? Per riprendersi il suo sogno?

Il libro è costitutito da quattro parti: rami, radici, foglie e albero e ogni singolo capitolo si apre con una frase a tema. Perché il filo conduttore della vita di Antonio (e della costruzione di ogni storia) è la vita, lo sviluppo, la cura della pianta.
Malusa caratterizza benissimo i tanti personaggi che girano in questo circo che va su e giù tra Milano e Bisceglie, tutti coi propri vizi e i propri tic, con le proprie passioni e la propria fisicità. Personaggi ai quali ci si affeziona e che, alla fine, quando vanno via, ti hanno lasciato quel senso di nostalgia che provo ora. Una (ulteriore) nota di merito la farei ai dialoghi che Malusa riesce a intavolare tra i personaggi. Sarà complice la sua lunga esperienza nella sceneggiatura di fumetti, ma i botta-e-rispota e la qualità dei dialoghi, sono veramente eccezionali, con tutte le coloriture dialettali che ce li fanno ancora di più amare. Malusa (che, mi dicono io avrei già incontrato a una mia presentazione proprio a Bisceglie!) mi devi raccontare un po’ di cose, eh… Ma in tutto questo… che fine ha fatto Antonio? L’autrice ci invita a riflettere su quelle che sono le nostre scelte, le nostre strade e a cosa ci portano, ai rimpianti sui quali si vive, perché, in fondo “ci si deve adattare al terreno troppe volte e, ogni volta, seppellire quello che siamo diventati così come il cane seppellisce l’osso per mangiarselo quando gli tiene di nuovo fame“. Prima o poi.

Michele Lamacchia

@leparolecreanomondi

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