Ancora una volta, invece.

Amiche e amici come state? Io bene. Però anche male perché ho appena finito di leggere Una volta è abbastanza, il romanzo di Giulia Ciarapica edito da Rizzoli. Male perché è finito! (e chi l’ha letto sa bene di che cosa parlo) (“Giulia ti odio!” – autocit.)

Una volta è abbastanza è un romanzo fluido: quello che ti trasmette ti rimane addosso anche quando hai finito di leggere e hai chiuso il libro. Perché hai vissuto vent’anni con quei personaggi; con loro hai patito la fame appena finita la guerra, quando si mangiava una volta al giorno e quello che c’era; quando i nostri operosi sopravvissuti si rimboccavano le maniche e ci davano dentro, stando ben attenti “a non sprecare nulla, neanche un singolo chiodo“. Abbiamo provato le loro emozioni semplici e le loro tragedie. Abbiamo conosciuto una realtà, quella dell’entroterra marchigiano, fatta di miseria e di orgoglio, di dignità, di voglia di rialzare la testa guardando al futuro. Futuro che, come la storia ci mostra, non è mai, mai scontato.

E nulla è da dare per scontato: quello che a prima vista ci pare un piccolo, tranquillo borgo di provincia, in realtà si dimostra essere una fucina di storie (che poi sono le nostre storie) di tradimenti, di resistenza e di resilienza, di scontri, di successi e di fallimenti. L’umanità di questo paese sperduto è una sintesi che ci rappresenta.

A Casette d’Ete ognuno campa per sé, mentre sbircia la vita degli altri dal buco della serratura” e questo posto, che è “fatto per il novanta per cento di silenzio” in realtà brulica di cose da dire e tensioni da risolvere. Come quella infinita tra le due sorelle Annetta e Giuliana: tanto spavalda, padrona della propria vita l’una (“quel tipo di donna che la vita offre a un uomo quando vuole metterne alla prova la resistenza”), così riservata, sobria e (almeno all’apparenza) remissiva l’altra. Tra le loro vite così diverse Valentino, amore mai sopito della prima, sposo infedele della seconda. Amore e odio, quello tra Giuliana e Annetta, che sembra trasmettersi, come un’inevitabile eredità, anche alle altre sorelle del libro (Gianna e Bianca Maria, figlie di Giuliana) e che, in fondo, ci prepara al prossimo, atteso capitolo di questa storia.

E io aspettavo da tempo questo romanzo che, parte di un progetto trilogistico* più grande, sono sicuro ci darà altre soddisfazioni. Ancora, grazie.

*P.S.: ho scoperto dopo questo particolare, questo fatto che c’era un seguito, altrimenti le mazzate volavano.

La storia di Giuliana e Annetta, di Valentino e Gigio, di Giovanna e di Enrichetta e delle decine di altre figure che orbitano attorno a Casette d’Ete, è scritta in maniera lineare, pulita e onesta, scorre veloce e non si fa nemmeno caso alle declinazioni dialettali: diventa la tua stessa lingua. Siamo tutti italiani, discendenti diretti del secondo dopoguerra; abbiamo attraversato e fatto la storia; ci siamo meritati le nostre piccole, sudate conquiste e il benessere (le prime automobili, i televisori, fino al riscaldamento); abbiamo visto scorrere e contribuito al succedersi delle mode (nei vestiti, nelle acconciature ma, soprattutto, nelle calzature). Tutto grazie al nostro genio, alla voglia di progresso, a una visione positiva e aperta. Oggi più che mai avremmo la necessità e l’urgenza di tenerlo a mente.

Michele Lamacchia

@leparolecreanomondi

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