Sicurezza. All’inizio non ti piace, poi ti abitui.

Problemi, agente?

Era il 26 aprile 1989 e in Italia veniva introdotto l’obbligo di indossare le cinture di sicurezza. Per mesi (in alcuni casi per anni), gli italiani hanno risposto a questa novità nei modi più creativi come la cintura slacciata e tenuta appoggiata sul petto o le magliette con la cintura stampata sopra, per non dire poi delle scuse accampate: chi deve fare solo cento metri, chi è distratto, chi parla di “trauma”, chi dice di non riuscire ad allacciarle perché in sovrappeso, chi perché ha un seno importante. Chi, infine, si rifiuta di indossarla perché, dice, “limita la libertà personale” (stessa cosa, come riportano le interviste sulla stampa dell’epoca, successe con l’introduzione dei limiti di velocità trent’anni prima). “Che se la metta il governo, la cintura”.

Tutti si lamentano: i trasportatori che devono allacciare e slacciare cento volte al giorno, mamme che si sentono soffocare e che non allacciano i figli ai seggiolini per non far mancare l’aria anche a loro. Molti sfidano di proposito le forze dell’ordine, girando liberi con la prole in braccio. In tanti, poi, criticano i politici che, più sbadati di tutti, dimenticano di indossarle sulle loro auto blu. Anche i lavavetri si lamentano perché, dicono, con la scusa che non riescono a muoversi, gli automobilisti non prendono più i soldi dalle borse.

Al governo c’è De Mita, coalizione DC-PSI-PRI-PSDI, all’opposizione PCI-MSI. Il ministro Ferri spiega che “indossare la cintura di sicurezza deve essere naturale come accendere il motore della macchina. Non è una limitazione alla nostra libertà, ma un’ulteriore tutela per la nostra vita”, rispondendo poi nel merito di chi gli contestava supposte violazioni costituzionali.

Quello che si registra è comunque la prevalenza del buon senso: la maggior parte degli automobilisti allaccia le cinture subito o entro la prima decina di minuti dall’avviamento della vettura perché, come rilevano i sondaggi, la gente si è resa conto dell’importante contributo della nuova norma per la sicurezza della strada. E gli altri?

In un primo momento, vigili e carabinieri si limitano ad ammonire con delle occhiatacce chi non è in regola, ma è solo con le sanzioni pecuniarie che si riesce a far rispettare  quello che nemmeno le più insistenti campagne di educazione civica e stradale riescono a fare: far comprendere che l’uso dei dispositivi di protezione individuale possono realmente ridurre i rischi di morte e di infortuni più o meno gravi (50% in meno di ferite al volto) che possono seguire a un incidente stradale. Dall’introduzione dell’obbligo dell’uso delle cinture a bordo, si calcolano più di un terzo di morti in meno sulle strade. Un buon risultato, no?

A buon intenditore.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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