Restiamo legati, due a due. A sud.

“Si fa così presto a dimenticare ciò che è necessario per mantenerci vivi.”

Amiche e amici, come state? Io sto come se mi avessero fatto una fattura, e con questo non intendo “un documento fiscale emesso per comprovare l’avvenuta vendita di prodotti, servizi e prestazioni professionali” ma “il rituale magico o occulto, in forma di incantesimo, finalizzato a sottrarre l’energia vitale di un individuo” (ciao, un caro saluto).

Come preannunciato, ho letto e finito Borgo Sud, l’ultimo romanzo di Donatella Di Pietrantonio per Einaudi. L’Arminuta è ritornata. L’abbiamo salutata adolescente alle prese con situazioni non semplici da sostenere, con gli occhi e il cuore rivolti al mare; la ritroviamo adulta a Grenoble, ai piedi delle Alpi francesi. Lascia tutto per precipitarsi, per ritornare a quel mare che allora aveva abbandonato senza troppi rimpianti, sfuggendo a quella miseria, umana e sociale, che l’aveva marchiata. Ciò che pare, però, è che non si può scampare ai propri debiti e alle maledizioni, determinanti non solo nell’economia della storia ma anche nella vita nostra.

Borgo Sud è il rione marinaro di Pescara, fatto di donne e di uomini dalla pelle dura, l’italiano stentato, l’omertà, i codici che solo chi ci vive riesce a interpretare. L’Arminuta ritorna perché il suo destino è legato in modo Verghiano a quei posti, a quella miseria, alla sua famiglia. Torna in soccorso di Adriana, la sorella ritrovata, amata e amica, litigiosa e complice. “Donne cariche di slanci e di sbagli, di delusioni e possibilità, con un’eredità di parole non dette e attenzioni intermittenti”, con la loro forza e le loro fragilità.

Due donne, le sorelle, con due amori complicati addosso, così diversi tra loro, così “devastanti” eppure entrambi insolubili. E misteri, segreti su cui, anche in questo libro, indugiamo fino alle ultime pagine, ripresi un po’ alla volta da una serie discontinua di flashback. Seppure la storia (le storie) non sia proprio originale, originale è il modo intimo e delicato di raccontarla.

L’Arminuta è cresciuta, Donatella Di Pietrantonio con lei. La scrittura dell’autrice mi è sembrata, se possibile, ancora più pulita, più raffinata che mai. Al punto che, mi sono detto: “Avrei voluto fare io l’editing di questo libro!”

Per il resto, parlando di fatture e maledizioni: non sono scaramantico, superstizioso né niente ma, nel dubbio, non è che conoscete qualche buon commercialista dell’occulto? Grazie!

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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