“Almeno si ammazzassero tra loro”. No, questa non è fiction.

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Care amiche e cari amici, come state? Io stavo meglio ma poi ho sentito lo Stato auspicare che (i criminali) “almeno si ammazzassero tra di loro senza rompere le palle alla gente”. Questo dopo che Noemi, una bambina di quattro anni, al bar con la nonna per prendere da bere, è stata colpita alla schiena: un polmone collassato e, mentre scrivo, lotta tra la vita e la morte. Un criminale girava armato, per strada, in piazza, in pieno giorno, per ammazzare qualcuno. Questo qualcuno ora è in gravissime condizioni ed è ferita anche la nonna. Sentivo di scrivere due parole, come ogni volta in cui qualcosa mi punge il cuore, la testa o il culo.

Quando ero un ragazzino, come tutti quelli della mia età mi sbrigavo a fare i compiti per poter scendere a giocare in cortile, in strada, nel campetto. Spesso però non era possibile e bisognava chiudersi in casa perché fuori, in strada, tra le colonne dei porticati, si ammazzavano tra di loro. Migliaia di persone (stiamo parlando del rione più popoloso di Bari) costrette a stare barricate, a camminare raso ai muri e pregando il Signore solo perché quei pochi si dovevano sparare tra loro. Come si augura oggi il gestore, l’amministratore della sicurezza e dell’ordine pubblico in questo paese che, con buona probabilità, è abituato a percepire la malavita sporca come una non-realtà, uno spettacolo televisivo, come intrattenimenmto da salotto, come fiction. 

Tutti mi parlano di Gomorra: “Perché non guardi Gomorra?”, “Stai senza penzieri“, eccetera. Tutto questo sovraesporre i modi di fare, i modi di dire, la guapperia spavalda, i codici, le facce, i clan, tutti questi gomorroidi, che si stanno trasformando, nella loro mostruosità, in anti-Stato, in altri miti, a me personalmente non mi piace. Ai vostri figli sì, però. Ai vostri figli piace scimmiottare questi boss, questi lupi di terra senza dio. E si filmano, e postano i video su youtube, migliaia di condivisioni. Si spingono, si sparano, cadono a terra, gridano vendetta.

Non guardo la serie, non l’ho fatto prima e non intendo farlo, ma non è per spocchia: è che l’ho già vista. Come pochi sanno, ho avuto l’opportunità di crescere in una delle zone peggiori di un quartiere già al margine della società e della cultura di una città metropolitana del sud Italia.

Il quartier san Paolo di Bari, il rione CEP, presentava in quegli anni delle sacche di resistenza attiva e passiva alla legalità. La zona dove vivevo io con la mia famiglia (la traversa 75 di viale Europa, un quartiere chiuso all’interno dello stesso quartiere san Paolo) non prevedeva l’accesso delle forze dell’ordine e, quando semmai ci fossero degli ingressi delle volanti, si sentiva urlare i ragazzini da un angolo all’altro dei grossi, lunghi casermoni di case popolari. Queste urla, una specie di codice di avvertimento, interrompevano di fatto le attività illecite che si svolgevano sotto i portici dei palazzi. Come si vede fare nella serie.

Ora, li vedo i video di questi ragazzini, oggi, che si muovono come dei camorristi, che usano vere-finte pistole giocattolo e inscenano agguati tra bande, vendette, ritorsioni, che urlano dialoghi di fiction in napoletano, che si battono il petto e si baciano promettendosi lealtà fraterna, che cantano su musiche neo-melodiche e scappano dalla polizia. Questi figli che giocano alla guerra, che stanno seguendo con VOI la serie di Gomorra. Non voglio dire che diventeranno sicuramente tutti camorristi o gomorroidi, però, amiche e amici: rifletteteci un attimo. A me fa molto male vederli giocare a Gomorra. Sì, qualcuno mi ha detto anche che noi giocavamo a Guardie e Ladri, si sparava anche là, ma a Guardie e Ladri (permettetemi) dritto o storto erano sempre le Guardie a vincere.

Quando avevo l’età di questi figli, io la serie l’ho vista: mio padre rientrava dal lavoro alle cinque del pomeriggio, tutto sporco di segatura (faceva il falegname) e subito dopo aver detto “Buonasera”, ci diceva: “Non scendete a giocare, oggi, ché giù stanno sparando”. Era la normalità, era l’agghiaccianza del film che potevamo vedere dai nostri balconi ogni giorno. Ci si sparava anche da un palazzo all’altro, affacciati alla finestra. Vi assicuro che i colpi di pistola e di fucile fanno molto più rumore dei calci a un pallone.

E poi c’erano le ritorsioni, le macchine rubate e incendiate, gli agguati sotto casa, il bollettino di feriti, morti e arrestati (e anche di scarcerati).

I ragazzini come me, che con me giocavano a pallone o a “Iun u’ monde d’la lune” (la cavallina), già alle elementari rubavano le macchine, facevano gli scippi, urlavano in codice se c’era la polizia e sfottevano le femmine (con delle espressioni e degli atteggiamenti che io ho capito solo dopo maggiorenne). Avevano soprannomi come Saddam, Man’ muzz’ (Mano mozza), Bullone, Zifi’ (Sifilide), e tanti altri. Non so che fine abbiano fatto, ma credo che nessuno di questi faccia il cinema o scriva un blog.

Ricordo un sacco di altre cose: ricordo un bambino inseguito, aggredito, picchiato, derubato, spogliato, minacciato con la pistola (più di una volta), che ha corso fino a non avere più fiato o sangue, con la milza in fiamme e senza una scarpa. Che si è salvato solo perché un giorno ha deciso che non voleva più vedere nulla di tutto quello e oggi ne vorrebbe solo scrivere come un vecchio, terrificante ricordo e invece si deve trovare un ministro di questa portata che evidentemente pensa che il suo compito sia quello di stare davanti alla televisione a fare il tifo per questo o per quello, o che debba fare certe uscite che possano piacere al suo vicino di divano.

Gomorra esiste, non è una fiction. E lo Stato dovrebbe mettere da parte le battute da bar e scendere in strada per difendere tutti quei ragazzi che vogliono giocare, le signore con i nipoti per mano, chi passeggia, chi lavora, chi vuole amare, chi vuole vivere. 

 

Michele Lamacchia

Instagram: @leparolecreanomondi

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mail to: leparolecreanomondi@gmail.com

4 pensieri su ““Almeno si ammazzassero tra loro”. No, questa non è fiction.

  1. Tutto vero e complimenti per il post. L’unica cosa è che quel Gomorra lì non esiste, nello specifico viene descritta Scampia come l’origine del male, senza tener presente che le persone tipo Gomorra la serie sono veramente presenti in percentuale bassissima. Parliamo di una zona molto difficile dove purtroppo sono presenti persone che pur volendo andar via non riescono e tutti i giorni purtroppo devono resistere a questi soprusi. La cosa più scandalosa di quella fiction e che c’è la partecipazione di un soggetto che prima accusava questi elementi oggi avendo un ritorno economico quasi le mitizza o meglio con la scusa di una denuncia plateale attua il suo business. Gomorra non è diversa dalla televisione in genere, con la differenza che rende ancora più difficile la situazione della mia città poiché chi come me vive in giro per l’Italia si ritrova spesso a dover difenderla da pensieri scandalosi e opinioni fantasiose. Quindi per me Gomorra non esiste ma esiste la camorra esiste la politica esiste l’assenza di Stato esiste un giornalismo ed una televisione scandalosa.. saluti

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    1. Grazie a te. Le stesse identiche considerazioni le facevo (e le faccio tuttora) sugli abitanti del mio quartiere. Non sono che una percentuale molto bassa, irrisoria. Ma naturalmente con il loro gioco diventano personaggi ipertrofici tra le vite normali delle persone.
      Il guaio è creare degli eroi, perché lo schermo, come la letteratura, trasforma tutto. E i cattivi possono diventare il mito da seguire. Penso a Romanzo criminale: i personaggi erano dei bulli guasconi per i quali, alla fine, il pubblico paradossalmente arriva a fare il tifo…

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  2. Come te mi sono imposto dal primo istante di non degnare della mia attenzione questo assurdo, incivile, immorale e selvaggio spettacolo. Nessuna società autenticamente civile o minimamente evoluta potrebbe tollerare la diffusione di tanta scelleratezza: la propaganda, la magnificazione anzi del delinquere, della prevaricazione violenta, del malaffare eletto a ideale sistema di vita. Le mini bande di Napoli sono la logica conseguenza e le autorità, che propagandano impegno per debellare il fenomeno sembrano sconoscere l’esistenza di detto sceneggiato. E per finire consideriamo anche il fatto che gli autori, i registi, gli attori e i produttori vanno vantandosi di quanto sono bravi e della magnificenza che stanno producendo. Che bel popolo siamo, usciremo mai dal medioevo ???

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