Una cosa veramente divertente

Amiche e amici, come state? Io bene perché, rispetto a voi soggetti pluriallergici ai pollini, alle graminacee e alle persone, io mi sento rinascere con la rinascenza della primavera, le belle giornate e tutto il resto (se escludiamo gli attacchi di nuovi insetti paramilitari subtropicali e certe zanzare puttane).

Oh, un mio ex studente (che saluto), che per fare il pollo (il c**ne) con le ragazze fino a ieri leggeva aforismi, ha però ora conosciuto una, dice lui, intellettuale (studia) e mi ha chiesto consigli circa nuove letture che siano più strutturate rispetto a un Bisotti, Coelho o Barbara D’Urso. Per lui ho pensato a un divertente reportage che magari lo invogli a scoprire questo autore gigantesco. Un libriccino strepitoso di cui riporto volentieri un passaggio (piuttosto casuale, perché dei grandi autori non sai mai bene cosa citare): “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, ed. minimum fax.

“Sono qui sul ponte 12 a guardare la Dreamward che scommetto ha un’acqua così fredda da far diventare blu le nocche delle dita e, come Frank Conroy, una parte di me si rende conto che è una settimana che non lavo un piatto né batto nervosamente il piede in fila dietro qualcuno che al supermercato ha molti buoni da spendere; eppure, invece di sentirmi rigenerato e ringiovanito, sento fin da ora più pressanti i ritmi della mia vita di terraferma, monotona, spiacevole, piena di esigenze e di stress, ora che persino il cambio prematuro di un asciugamano da parte di un funereo membro dell’equipaggio mi sembra una violazione dei miei diritti fondamentali, e poi la lentezza dell’ascensore di prua è un vero oltraggio, e l’assenza di manubri da dieci chili all’Olympic Health Club un affronto personale. E ora che mi sto preparando a scendere per il pranzo sto abbozzando mentalmente una nota davvero caustica sulla più grande seccatura della Nadir: le bibite non sono gratuite, neanche a cena: dovete ordinare una Mr. Pibb alla cameriera del ristorante Caravelle a cinque stelle, esasperatamente impedita con l’inglese, come se fosse un cazzo di Slippery Nipple, e poi bisogna che firmiate un pezzo di carta già lì, al tavolo, e loro ve la addebitano. E non ce l’hanno nemmeno, la Mr. Pibb; loro vi rifilano la Dr. Pepper con una strafottente scrollata di spalle quando qualsiasi idiota sa che la Dr. Pepper non può sostituire la Mr. Pibb, ed è soltanto una maledetta imitazione, in ogni caso del tutto deludente!”

Se vi piacciono le vacanze, gli asciugamani puliti, le colazioni imperiali o, semplicemente, vi piace mettere in discussione il sistema di intrattenimento capitalisti-consumistico moderno o se volete sperare di pomiciare con l’amica di lettere moderne, questo libro è la cosa giusta per cominciare.

Buon divertimento!

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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