
Amiche e amici, come state? Io bene, tra nebbia e locali a cui dai del tu. Ultimamente, mi capita spesso di fare lo swing tra Emilia e Romagna, zone che conosco bene per averci insegnato per qualche anno e che torno a frequentare per ragioni di amore, amicizia, amoricizia o fratellanza, dipende dai punti di vista e dalle definizioni.
Qui ho incontrato Nicoletta Verna, persona (prima che autrice) raffinata e sensibile la quale mi ha accompagnato per le strade in cui è ambientato il suo ultimo, sorprendente romanzo: I giorni di vetro, edito da Einaudi. Un’opera potente e stratificata che si muove tra i territori della perdita, del rimpianto, della ricerca di una redenzione salvifica personale e collettiva in un periodo storico tra i più controversi del nostro Paese, incastonando emozioni umane in una esposizione densa e avvincente.
“Era molto meglio prima, quando io non c’ero e non c’era nessuno dei miei fratelli, né i vivi né i morti. C’era solo mia madre che si rivoltava sul materasso del camerino e urlava: “Ammazzatemi, osta dla Madona” e la Fafina rispondeva: “Sta’ zeta ché chiami il Diavolo”, e andò avanti così per tre giorni e tre notti, finché mia madre lanciò un grido feroce e venne fuori Goffredo, il primo dei miei fratelli morti.”
Fin dalle prime righe, questo libro è un pugno. La narrazione è cruda, come è la vita nel Ventennio. Che tu pensi: una cosa è leggerlo nei libri, un’altra è vederlo come lo vedi leggendo il romanzo, dall’interno. Non vengono risparmiate descrizioni feroci, nel precipitare degli eventi. Redenta, uno dei personaggi letterari più significativi tra quelli che ho incontrato negli ultimi anni, nasce il giorno dell’assassinio di Matteotti, il giorno in cui il fascismo si rivela per quello che è: sopraffazione, violenza e morte. Quarta dopo tre fratelli nati morti, viene al mondo grazie a un sortilegio, in un contesto permeato di superstizioni e pregiudizi. La accompagna per tutta la vita una menomazione a una gamba e la scarogna (con quello che ne consegue, infatti).
La sua storia corre parallela a quella di Iris, una pervicace maestra di campagna, scesa in città per vocarsi all’opposizione al regime. Iris rappresenta un mondo completamente diverso da quella della sua coetanea: razionale, laico, educato alla scienza e al pensiero critico. Le loro vite si intersecano sullo sfondo di un’Italia oppressa dalla dittatura e dalla guerra, e le loro scelte, sia personali che collettive, le porteranno a confrontarsi con il significato della libertà e della Resistenza. A fare da spalla e da contraltare, gli uomini: Bruno, per tutta la vita legato a Redenta e da lei distante; Diaz, partigiano intellettuale e sanguigno, e il Vetro del titolo, il più crudele dei gerarchi fascisti, dall’occhio di vetro appunto, perso durante l’invasione Etiope, per un proiettile sparato da un ragazzo a cui lui stava ammazzando la madre. Il vetro che è anche metafora di una società fragile, basata su equilibri precari, dove i bisogni primari quali combattere la fame e il freddo, l’amore e la libertà si confrontano con la crudeltà della guerra, dell’oppressione.
I tanti personaggi di questa storia crescono, giocano, vanno a scuola, si fidanzano, si sposano, vanno a ballare, vanno in guerra. Chi sta con le Camicie Nere, chi si nasconde sulle montagne. Ne passerà tante, la scarognata Redenta. Sarà la cifra della sua vita. Nel suo sguardo, quello di tutte le donne che subiscono e che resistono, che si oppongono e che combattono, che ammazzano e che si fanno ammazzare.
L’autrice
Quello di Nicoletta Verna è un nome che si è fatto strada con discrezione e forza nel panorama letterario italiano. Con una formazione e un passato lavorativo legato al mondo dell’editoria e della comunicazione, Verna è una narratrice che ama esplorare i lati più complessi e contraddittori dell’essere umano. Già col suo romanzo d’esordio Il valore affettivo, si era distinta per la capacità di scrivere con delicatezza di argomenti forti e per una prosa capace di affascinare tanto i lettori quanto la critica. Con I giorni di vetro, Nicoletta Verna si conferma voce originale e incisiva, capace di scavare nel profondo delle dinamiche familiari e psicologiche con uno stile sì netto ma, allo stesso tempo, elegante e sensibile.
Una riflessione necessaria: ha senso parlare di fascismo nella società attuale?
Si continua a ripetere che “il fascismo non esiste”. Viene da dire che “chi sostiene questa tesi è fascista”. Nel mondo narrativo de I giorni di vetro, l’autrice ci mostra come le ombre del passato possano insinuarsi nel presente. A margine della lettura del romanzo, risulta impossibile non allargare lo sguardo al contesto socio-politico attuale. L’Italia, come altre nazioni, è testimone di una recrudescenza di ideologie che minacciano di cancellare decenni di conquiste sociali e civili, mai come ora movimenti neo-fascisti e neo-nazisti stanno tornando a farsi sentire e vedere, portando la loro cupa presenza in molti contesti, dalla politica alla società.
La memoria storica diventa allora uno strumento imprescindibile per riconoscere e combattere i segnali di una deriva autoritaria: l’odio verso il diverso, la censura, la negazione dei diritti fondamentali e il revisionismo storico sono solo alcuni dei sintomi che non possiamo permetterci di ignorare. Allo stesso modo, in un mondo in cui le fragilità umane raccontate da Verna si riflettono spesso anche su scala collettiva, non possiamo ignorare che assecondare il ritorno di pericolose ideologie autoritarie, equivale a infrangere il patto che ci lega al futuro e alla possibilità di un mondo più giusto e solidale.
L’indifferenza e la passività possono permettere l’ascesa di ideologie oppressive. In un’epoca in cui movimenti neofascisti e autoritari sembrano riemergere, è fondamentale ricordare gli errori del passato per evitare di ripeterli.
Letture come questa ci ricordano che la letteratura è uno strumento potentissimo di conoscenza e resistenza. Non possiamo permettere che il fascismo – nella sua forma storica o nelle sue mutazioni moderne – trovi terreno fertile, non in Italia, non in Europa, non nel mondo. La lotta contro ogni forma di oppressione è una responsabilità collettiva che passa anche attraverso la difesa della cultura, della memoria e della bellezza delle diversità umane.
I giorni di vetro è un libro che lascia il segno. Nicoletta Verna racconta con delicatezza e intensità, toccando temi che parlano a tutti noi. Un libro che ci invita a guardare dentro di noi e, allo stesso tempo, a non chiudere gli occhi su ciò che accade in Italia e nel mondo. Una lettura consigliata a chiunque sia interessato a storie di resilienza e coraggio, e alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali che influenzano la nostra società attuale, descritte magistralmente in un romanzo difficile da dimenticare.

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