
“Sapevo che la vita di una donna può trasformarsi da un momento all’altro nella scena di un crimine. Non avevo ancora capito che vivevo già in quella scena del crimine, che la scena del crimine non era il letto, ma il corpo, e che il crimine era già avvenuto”
Amiche e amici, come state? Io bene. Ho appena finito di discutere con un tipo che continua a ripetere che “il patriarcato non esiste”. Alla fine, l’ho gentilmente mandato “a quel paese”, Strega.
Strega è a una località immaginaria sulle Alpi, dove è ambientato il glorioso esordio della svedese Johanne Lykke Holm, Strega, appunto, pubblicato in Italia da NN. E sebbene le streghe non siano presenti in modo sfacciato, c’è qualche aspetto da congrega nella trama del romanzo.
“Venivamo da posti diversi, ma avevamo la stessa età e la stessa mente. Nessuna di noi voleva diventare una domestica, e nessuna di noi voleva diventare una moglie”
Nove adolescenti sulla soglia dell’età adulta, tra cui Rafaela, la protagonista e narratrice della storia, vengono mandate a lavorare come cameriere all’Olympic Hotel, vicino al villaggio di Strega. Sotto le disposizioni di rigide matrone, questo gruppo è sottoposto ad addestramento, orari, rituali e castighi. Non mancano anche momenti di divertimento e di malizia. Ma c’è un problema, però: gli ospiti non arrivano.
L’hotel è sempre vuoto, il cibo viene sprecato, i letti non vengono mai usati e, tuttavia, Rafa e le sue compagne hanno sempre molte faccende da sbrigare. Prigioniere del vecchio albergo dal passato celebre che, con le sue moquette, le sue tende pesanti, le fontane, la muffa nei muri, i rumori sinistri, è anch’esso un ingombrante personaggio del romanzo. Le ragazze vivono nell’inedia del tempo scandito dalla routine ossessiva, interrotta da pochi fotogrammi di distrazione e punizioni corporali. Ricevono sanzioni o amore, senza preavviso, senza scopo o significato. Perché così è. La torbida monotonia è accompagnata da un crescente senso di terrore e dalla sensazione che qualcosa non andrà per il verso giusto.
“Nella vita di ogni donna, c’è qualcuno che aspetta al cancello. Siamo tutte candidate, ma solo alcune di noi vengono scelte”
L’unica eccezione alla invariabile vuotezza del posto è qualcosa simile al giorno dei morti in cui l’hotel organizza una festa a cui prendono parte ospiti provenienti da Strega e dai villaggi vicini. Non temo di fare spoiler se dico che è una delle ragazze scompare. Ciò crea una serie di eventi a catena che includono sogni maniacali, ricerche inutili e dettagli inquietanti. Rafa indaga, ma più si addentra, più sembra che sia la femminilità nel suo insieme a essere minacciata.
È qui la vera cifra di Strega, nel suo sottotesto. Non riguarda solo la paranoia strisciante e l’orrore di avere qualcuno vicino alla tua cerchia che scompare, ma ha a che fare con gli stereotipi di genere (il personale delle pulizie, per esempio, è composto esclusivamente da donne) e il femminicidio, come si vede nei sogni di Rafa nelle visioni, dove immagina che siano gli uomini a fare tutte le cose malvagie. È una riflessione superbamente scritta sulla resilienza dell’amicizia femminile quando si è di fronte alla minaccia della violenza e a condizioni di lavoro simili a quelle della schiavitù.
Brillante la metafora degli “assassini” nella storia, molto efficace nell’amplificare il tema principale di questa storia: “L’assassino riappare nel corso della vita con volti diversi“; “Chiusi gli occhi e l’assassino apparve nella mia mente. Si scoprì che il suo volto era il volto di tutti gli uomini. Nei suoi lineamenti c’era ognuno di loro“.
L’hotel diventa tana e ricovero: fuori c’è il male, il male che insegue le donne. Il male a cui sono condannate. Una ragazza sparisce, e succede dopo aver ballato con un uomo. Una ragazza qualsiasi, una ragazza come le altre. È successo a lei, ma poteva succedere a chiunque, nessuna esclusa. Anche Rafa ha ballato con un uomo, poteva succedere anche a lei. Rafa pensa spesso alla sua morte, immaginando almeno di farsi trovare bella quando ritroveranno il suo corpo.
In questo libro la violenza contro le donne è rappresentata come un atto ritualizzato. La violenza è un fenomeno a cui le donne sono preparate fin dall’infanzia, con riti di passaggio spesso facilitati dalle donne stesse. Quando la violenza è visibile, può apparire performativa come nelle scene teatralizzate nel romanzo, apparentemente irreale e tuttavia molto, molto reale. Ogni capitolo, ogni frase di questo libro contiene strati di significato, tra cui un’ambientazione minacciosa: l’Olympic Hotel vuoto, situato in una sinistra città chiamata Strega, una reliquia di una civiltà svuotata e infestata da un mondo premoderno. Sfumato, inquietante e brillante.
Sebbene io non ami molto il genere horror, credo di avere una certa familiarità con la scrittura di genere e Strega ne sintetizza diversi archetipi: inevitabile il rapporto con l’Overlook Hotel di Shining; le ragazze legate in una congrega contorta come in Suspiria; c’è un convento di fronte all’hotel come in Narciso nero (ma senza il sesso) e un senso di disagio strisciante che fa crescere la tensione come in Hereditary. Come ogni buon horror, Strega inizia in modo abbastanza innocente, ma il lettore sa che sta per succedere qualcosa di brutto e quando succede, la ricompensa è grandiosa.
Un libro difficile da esprimere a parole. Ti trovi in una sorta di stato onirico e teso mentre lo leggi. Non hai idea di cosa stia succedendo, ma non riesci nemmeno a smettere di leggere. La scrittura dell’autrice è pungente, affilata, colpisce, non è mai banale (eccetto per un “silenzio assordante” mannaggiatutto). Le immagini sono piccole diapositive sensoriale riccamente descrittive, concentrate ora di paura, ora di poesia. La scrittura ha una qualità da incubo, carica di disagio e trepidazione.
In Strega, Johanne Lykke Holm ci costringe a confrontarci con un mondo che, sebbene distorto dai toni onirici del romanzo, riflette drammaticamente la realtà. Un mondo in cui la violenza contro le donne non è solo un rischio, ma una struttura intrinseca, nascosta nei riti, nei ruoli, nelle aspettative sociali. L’Olympic Hotel e il villaggio di Strega non sono che specchi deformati della nostra società, dove il controllo, la paura e la sottomissione si travestono da normalità.
E allora ci chiediamo: quante di queste sovrastrutture portiamo dentro di noi? Quante volte accettiamo come inevitabile ciò che è violenza o ingiustizia? Strega non offre risposte semplici, ma ci lascia con una verità inquietante: la condizione della donna resta un campo di battaglia, una lotta quotidiana per sfuggire a quella porta chiusa, a quell’ “assassino” che prende sempre nuove forme.
Perché, come ci insegna questo romanzo, ogni società è anche un hotel vuoto: un luogo dove le regole non dette si ripetono in eterno, finché qualcuno non decide SPOILER di spezzarle.

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