Il cielo è nero la terra blu: Nico sa già tutto.

Amiche e amici, come state? Io bene. Riguardavo gli appunti dell’ultimo corso di editing e pensavo che sebbene possa sembrare naturale farlo… ma quanto è difficile scrivere in prima persona senza rischiare che si veda il trucco, la costruzione, l’effetto cercato? Ed è questa la prima cosa che un autore deve fare: essere onesto, credibile, VERO. E poi leggi Il cielo è nero la terra blu di Rossella Sorbara, pubblicato da Neo, e capisci che qualcuno ce la fa, e lo fa con una bambina che si chiama Nico, ha tredici anni e mezzo, e il berretto non se lo toglie mai.

Nico vive in un paese della pianura padana dove l’unica cosa che succede è la nebbia. Ha un amico del cuore, Cosimo, che piuttosto che parlare con la gente preferisce morire. Ha una madre — che lei chiama “quella lì” — che la picchia con le grucce di ferro. Ha un bagno in cui si chiude a leggere Dostoevskij seduta sul coperchio del water, perché i cessi, lo spiega lei stessa con una precisione che farebbe invidia a un filosofo, sono roccaforti di libertà. E ha tredici anni e mezzo, che non è tredici, non è quattordici, è esattamente quel mezzo anno lì in mezzo che, come sanno quelli che hanno fatto l’adolescenza, pesa.

Poi arriva il circo. E con il circo arriva Nadir, il ragazzo del circo, occhi verde palude e una tristezza che non si spiega. E con Nadir arriva qualcosa che Nico non si aspettava: l’impressione di riconoscere, tra le roulotte illuminate, una figura di donna. Una figura che forse non ha perso. Forse solo rimosso.

La scrittura di Sorbara non imbroglia mai, non costruisce effetti. La voce di Nico è popolare, diretta, piena di “capite?” e di “non lo dico per lamentarmi” e di “è un dato di fatto” ma, nonostante la giovane età, non è mai ingenua. È una voce che sa, anche quando dice di non sapere (Rossella Sorbara si è laureata in filosofia teoretica, si capisce?). Che vede tutto, anche quando finge di guardare da un’altra parte. E questa cosa qui, costruire un narratore inaffidabile per eccesso di lucidità invece che per difetto, è una delle operazioni più difficili che esistano.

Poi c’è Angelina. Angelina è la vicina di casa, adolescente, bellissima, che studia Filosofia a Torino (attingiamo alla bio e alle competenze dell’autrice) e una sera si presenta ubriaca in cucina a spiegare a Nico — che ha tredici anni e mezzo e non sa chi è Platone — la differenza tra amore e sesso secondo Schopenhauer, mentre aspetta un tipo che le offre mandarini sul divano e non si fa mai vedere. Angelina è il personaggio che porto con me fuori dal libro: quella specie di filosofia sgangherata e totalizzante che hanno certe ragazze di diciassette anni quando leggono troppo e amano nel modo sbagliato, e hanno comunque più ragione di chiunque altro nella stanza.

Una cosa che non mi aspettavo: questo libro fa ridere. Non sempre, non di tutto, ma in certi momenti ti viene proprio da ridere, e non è la risata di chi si sente superiore ai personaggi — è la risata di chi si riconosce, che è tutta un’altra cosa.

David Bowie apre il libro: Planet Earth is blue / And there’s nothing I can do. Il Maggiore Tom galleggia nella sua capsula e guarda il pianeta dal di fuori. Nico fa esattamente la stessa cosa. E quando scopri che Rossella Sorbara — laurea su Wittgenstein, passato nel circo, notti a fare la dj, tatuaggi dal Maestro e Margherita sulla gamba destra — ha scritto questo libro, capisci che Nico non è venuta dal niente. È venuta da qualcuno che sa cosa significa stare fuori e guardare dentro, e avere comunque voglia di rientrare.

Leggete Il cielo è nero la terra blu.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

(DISCLAIMER: io ho letto la versione digitale e questa foto è un pezzotto)

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