E vai mò.

image

E vai mò. 

“Tieni, pigliala!”, mi allungò la chitarra sua, “Fammi sentire!”.

“No, no, no… non mi permetterei MAI!”, sai la figura di merda.

Era una mattina d’estate, lavoravo “la stagione” al bar. Il bar di un ristorante fuori portata, sotto Torre Paola, al Circeo, l’ultima spiaggia venendo da Sabaudia. A un certo punto vedo entrare nel prato-parcheggio davanti, un omone in bicicletta e chitarra. Non c’era nessuno. Mi chiede un caffè. “Non è possibile, è lui?!” Era strano: i capelli corti, senza barba…

Tremavo con gli occhi allargati: per tutto il tempo io cantavo solo Pino, ascoltavo solo Pino, e da quando avevo imparato a suonare la chitarra non facevo altro che suonare e cantare solo Pino. Sì, anche tutto il resto, l’altra musica, ma non quando ero solo: quando ero solo c’era solo Pino. Glielo dissi, e rise. Però giuro non ero sicuro fosse lui, forse mi prendeva per il culo.

“Pigliala!”, mi allungò la chitarra sua, piatta, bianca, “Fammi sentire!”. La presi in braccio solo un secondo, senza osare suonare. “No, no, no… non mi permetterei MAI!”, sai la figura di merda. Gliela riconsegnai leggero, come si maneggiano le reliquie dei santi. Ero sollevato. Sentii salutare, l’impiccio della lavapiatti mi impedì di seguirlo con gli occhi mentre andava via.

La sera chiamai frenetico i miei amici e nessuno, NESSUNO mi credette. “Chissà che ti fumi!“, sapendo quanto ci tenessi avranno pensato agli allucinogeni, a un’apparizione. Infatti non poteva essere: era un sosia, senza gli storici capelli lunghi e la barba. Poi che fa viene giusto giusto a me?

Il giorno dopo, la notizia che Pino Daniele aveva avuto un incidente con la bici e si era fratturato non so che, che stava lavorando al disco nuovo con Jovanotti e gli altri, che aveva cambiato filosofia di vita, basta stare isolati da tutto e tutti, e io a preoccuparmi se sta bene o se sta male, cantando Pino come si cantano le preghiere.

Da allora non mi sono perso un concerto: io messo in mezzo da una comitiva di Castellammare a reggere uno striscione gigantesco “Sei mitico sei storico ssi comm’ a nu’ babà!“, io nel video di “Che male c’è“, mentre, sotto il palco, prima dell’inizio, mi preparo per l’esame di inglese del giorno dopo, studiavo a Roma e il voto fu un sorprendente “Mr. Lamacchia: a disaster“, io che scatto sul palco per raccogliere un microfono caduto, placcato al volo da un brutto signore compatto e con poco senso dell’umorismo.

Ho avuto la notizia stamattina da mia sorella, piango.

Ora Pino non c’è più, mi mancheranno i suoi concerti, i suoi dischi mai uguali, mi manca e mi mancherà soprattutto quando sarò da solo e non avrò più preghiere da cantare.

Vai mò, Pi’.

 

Michele Lamacchia

Instagram: @leparolecreanomondi

Facebook: Michele Lamacchia ; Le parole creano mondi

mail to: leparolecreanomondi@gmail.com

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...