Je suis moi

charly

Io sono io.

Mi hanno chiesto di scrivere un pezzo sui fatti di Parigi, dire cosa ne penso sulla strage orribile al Charlie Hebdo. Non è semplice: sono sconvolto dall’orrore. Stavo andando a prendere mia figlia da scuola e pensavo a cosa è successo, a cosa non ha funzionato, a come si poteva evitare la tragedia.

Ragazzini di scuola media uscivano di corsa, in gruppo, mi vengono incontro, a uno strappano via lo zainetto e quello per rincorrerli cade a terra. Io ero a cinque, sei metri, scatto, potrei impazzire per un’ingiustizia, ma erano amici che scherzavano, e quello a terra rideva. Ha riavuto lo zaino e il gruppo si è ricompattato.

Ho fatto le scuole medie al Cep a Bari, in viale Europa, traversa 75. Chiunque conosca quella zona sa bene che, per criminalità, pericolosità sociale e degrado, si tratta di una delle peggiori zone di uno dei peggiori quartieri di Bari, quindi possibilmente di tutto il meridione di Italia. Una specie di banlieue perennemente in fiamme (ora meno, sinceramente: hanno anche disegnato le linee dei parcheggi a terra).

La dialettica tra ragazzini, dentro e fuori la scuola, era sempre molto vivace, feroce: se non ci si prendeva a sputi, calci e pugni, ci si minacciava, ci si sfregiava giubbotti e borse, si rompevano occhiali e si strappavano diari e quaderni. Ma una delle cose che più faceva uscire di testa i ragazzini, ricordo perfettamente, era la presa in giro della mamma. Certi ragazzini.

Tua madre fa i b*cchini!“. C’erano quelli che rispondevano allo stesso modo (“No! Mamt!“), chi come me non sapeva nemmeno che cosa erano i bocchini e lasciava correre. E chi invece non se la faceva passare più. Ci si poteva fare e dire qualsiasi cosa, giuro: qualsiasi. Ma appena si toccava la mamma, l’affronto era irreparabile.

La b*cchina di tua madre!“, “Tua madre fa i b*cchini!” e la vendetta era assurda e implacabile, da sanare con il sangue. “Oh! Non hai sentito? Michele ha detto che tua madre fa i b*cchini!“, anche se non era vero. Ma partiva una rissa di cui non si capiva mai la ragione. Qualcuno si faceva male: qualcuno aveva dei coltelli.

Ora: la violenza è da condannare. Però. Le famiglie avrebbero dovuto controllare ed evitare che dei ragazzini a rischio andassero in giro armati di coltello. Qualcuno avrebbe dovuto creare situazioni favorevoli all’aggregazione (giochi, campi sportivi, attività sociali) piuttosto che lasciare il concetto di “comunità di quartiere” alla interpretazione libera e individuale, in preda agli istinti primitivi di ognuno. Qualcun altro, sapendo che certi sono più sensibili o permalosi, avrebbero potuto risparmiarsi la provocazione (e anche di riportare che “Michele ha detto che“). Qualcuno avrebbe dovuto spiegare che si può scherzare anche sulla mamma, che nessuno alla fine ce l’ha sul serio con sua madre, che di base non gliene frega a nessuno. E se alla fine quelli, nonostante tutto questo, avessero continuato a tenerci tanto all’onore della propria madre, allora basta: con quelli non si scherza più. Basta. Anche perché uno scherzo, una battuta fa ridere se ci si diverte da tutt’e due le parti, altrimenti è un’offesa e basta. È prendersela con qualcuno che non ha i mezzi (culturali, cognitivi, esperienziali) per rispondere, per “difendersi”, e reagisce come sa o come crede.

La “nuova” Lega di Matteo Salvini dice “Basta tolleranza e buonismo”. Calderoli, nel ruolo di ministro della Repubblica, con un sorriso beato e sciocco ha mostrato in TV una maglietta contro il profeta Maometto, e per quel gesto a Bengasi sono morte undici persone e venticinque sono rimaste ferite durante una manifestazione di protesta. Bene la libertà di espressione, la libertà di satira. Ma chi è responsabile di quei morti? La polizia libica che non ha saputo contenere i manifestanti senza usare la violenza? Di Calderoli che ha provocato di proposito, a sfida, quella cultura che, si sa, non ama che si prenda in giro le proprie cose? Si poteva fare i cazzi suoi, Calderoli? O la colpa è di quelle stesse persone la cui cultura di quelle persone che non permette di scherzare sulla vignetta del ministro Calderoli?

Tornando al Cep: la colpa è di quel ragazzino che sente le offese alla madre come insanabili?

La “nuova” Forza Italia di Gasparri dice che bisogna prendere una chiara posizione contro l’Islam con una “offensiva militare decisa”. Norvegia: 77 morti in due attentati, a Utoya e Oslo, da parte di un sedicente “Salvatore del Cristianesimo“. Dopo la tragedia, con ancora i vetri del proprio ufficio in frantumi, il primo ministro norvegese Jens Stoltenberg dichiarò che il suo paese avrebbe reagito senza paura a quella barbarie, aumentando diritti, democrazia e integrazione. Questa uscita, con rispetto parlando, mi sembra un poco poco più acuta di quella di Calderoli, ragazzi. E anche di quella di Gasparri. Mia opinione personale.

Occorre stare molto attenti e usare la testa. I processi educativi sono lunghi ma portano migliori risultati. Intanto qualcuno cercherà di spiegare come mai questa gente gira indisturbata, preparata, addestrata, armata, e nessuno (negligenza o complicità?) è stato in grado di intercettare un’azione del genere.

Nel frattempo ho preso mia figlia da scuola che mi ha chiesto: “Cos’è successo a Parigi, papà?”

Sto sentendo i brividi, ragazzi.

(P.S.: il fanatismo, ragazzi. Il fanatismo è lo stesso che porta i coltelli in curva allo stadio. Il fanatismo porta all’odio e non alla tolleranza. C’è chi alliscia i manganelli nascosti dai rosari. All’interno del lungo percorso educativo io ci metterei, quindi, un grosso ridimensionamento dei vostri dii, quanti e quali essi siano).

 

Michele Lamacchia

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