Il gatto che era stato mollato

sad cat

C’era una volta, in un tempo non molto lontano, un giovane gatto color biscotto che era stato lasciato dalla sua giovane fidanzata.

Lui era molto vivace e giocherellone, e risultava molto simpatico, faceva un sacco di acrobazie e altre cose buffe, faceva le fusa a chi gliele domandava, e non si spiegava come mai la sua gattina avesse altre pretese, oltre all’avere un gatto così, che piaceva a tutti.

Andò sulla spiaggia, dove il gatto più vecchio di tutti, vestito da Osho, stava preparando un barbecue con la cena per il villaggio.

Il vecchio lo vide arrivare a testa bassa e sbuffò.
“Che ti è successo, gatto biscotto?”, gli domandò.

“Caro vecchio, la mia fidanzata non mi vuole più vedere!”, gli spiegò, “Dice che io sono capace di pensare solo a me stesso, eppure io porto le mie fusa e il buon umore a tutti quelli che mi stanno intorno!”

Il gatto più vecchio lo guardava scuotendo i baffi, versando il carbone sotto la griglia e bevendo marsala.

“Lei dice che io sono un fallito”, continuò il gatto color biscotto, “ma non è così: io ho successo con tutti!”

Il vecchio lo stava ad ascoltare, disponendo la roba da cucinare su un vassoio betulla.

“Dice che l’amore è diverso! Ma…”, proseguì il gatto giovane, alzando le zampe al cielo “…che cos’è l’amore?”

Il gatto vecchio allora gli mise il vassoio in mano.

“Senti, biscotto”, gli chiese, “tu vuoi mangiare pure stasera?”

“Certo!”, gli rispose quell’altro, senza indugi.

“Allora tieni: questo è il pesce. Cucina”

Il gatto color biscotto era un poco spiazzato, ma anche affamato perché le pene d’amore ai gatti, si sa, mettono un grande appetito! Allora cominciò a stendere sulla grande griglia orate e lucci, lutrine e spigole, totani e seppie. Aveva già l’acquolina in bocca.

Passò un’ora e non accadde, nulla. Ne passarono due, e ancora nulla. Alla terza ora il giovane gatto si stava quasi rotolando per terra dalla fame, ed era capace di mangiarsi anche quella roba cruda, come facevano i gatti a Bari o in Giappone, mentre dal villaggio si sentivano arrivare miagolii insistenti!

“L’amore”, disse il vecchio gatto, sornione, “è come una fornacella: se non ti ci metti pure tu e soffi e soffi e soffi,  hai voglia a metterci sopra il pesce!”

Che cosa fece, il giovane gatto, allora? Ditemelo voi, amici miei!

2 pensieri su “Il gatto che era stato mollato

  1. biscotto rispose al vecchio gatto: “Ma come si accende il fuoco? Io sono solo un gattino… non lo so fare…ho paura…” Il vecchio gatto, toccandosi il pancione e ridendo rispose: “Basta poco biscotto, per fare un bel fuoco, la ricetta è la stessa di un bell’amore: si racimola la legna e si accende con un fiammifero, guarda” e glielo dimostrò, con pochi, semplici gesti, e poi riprese: Ma il segreto di un bel fuoco è la regolazione e la durata: aggiungere un legnetto alla volta, per evitare che il fuoco si spenga o che faccia troppo fumo, aggiungere più legna se devi cucinare il pesce per benino e soprattutto, caro il mio biscotto, ci vuole concentrazione, dai, prova tu”.
    E biscotto provò ad accendere il fuoco e sulle prime non gli riuscì. Poi, non seppe nemmeno lui come, la fiamma s’accese e aggiungendo piano piano, un legnetto alla volta, biscotto capì che tempo e attenzione erano la ricetta di un bel fuoco che cuoceva bene il pesce… e forse questo era anche il segreto dell’amore! L’idea lo illuminò e si mise con tanto impegno a cucinare per tutti, con l’aiuto del vecchio gatto ciarliero, bevendo un bianchetto frizzoso, con un occhio al pesce e uno al fuoco. Venne tutto il villaggio a mangiare e a far festa, compresa la sua gattina. Tutto contento di vederla si avviò da lei, le depose un bel legnetto davanti alle zampine tigrate e le raccontò la storia del fuoco e dell’amore. Lei, alla fine, lo guardò con occhi diversi. Alla fine della festa slurpandosi i baffetti tra i resti di totani e seppioline cucinati dal suo micio, intrecciò la coda alla sua, e tornarono insieme.

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