Tutti a letto! (Istruzioni per il papà)

Keep Calm, I'm your father
Keep Calm, I’m your father

Difficoltà: ***

Preparazione: ****

Età: 6/12 anni circa

Momento principe della giornata di un genitore tuttofago è la messa a letto. E in quel frangente che lui può salutare la giovane prole, accompagnarla al sano ristoro e abbandonare se stesso a onanistiche attività quali la lettura, la visione di quel Dvd mai finito, la chiacchiera con un altro adulto.

Purtroppo il mondo ideale esiste solo nei nostri sogni raffaeliti, e invece che la chiacchiera con Ipazia d’Alessandria dobbiamo confrontarci con le esigenze di piccoli personaggi (i figli) che, inspiegabilmente, vedono il momento di andare a letto come LA MORTE anziché la gioia di chiudere gli occhi e fare sogni d’oro e d’argento, tipo mia figlia l’altra sera dove era l’ultima sopravvissuta di una città e zombie squarta-budella volevano a tutti i costi acchiapparla per – dice – mangiarne a turno pezzi del suo corpo.

(Poi a un certo punto si è svegliata perché ha scoperto che, invece, l’unico vero zombie era lei).

(Figata spaziale).

Lo dicono in tanti, tutti gli esperti o i saggi: create un rituale. Sì, non è facile creare un rituale, ma si può fare. Ci vuole costanza, pazienza e determinazione, ma i risultati, credeteci, non mancheranno. I cristiani hanno messo in piedi certi rituali che durano da millenni: la messa, per esempio. Ecco, la nostra messa deve diventare un rituale: la messa a letto.

Intanto si definisca con chiarezza e coerenza un orario di slow down, fine delle ostilità (per esempio le 20.30, le 21.00, dopo la cena), preannunciandola. Sempre!

«Tra dieci minuti ci si prepara per andare a nanna» (scegliete voi la formula che vi sembra più efficace).

A quel punto i televisori devono essere rigorosamente spenti, così gli smartphone, i tablet, le luci di casa più forti. Il mio momento di messa a letto comincia con la dichiarazione ufficiale:

«Bene. Io direi che è arrivato il momento di cominciare a creare un clima crepuscolare… »

E spengo.

Le mie due figlie, di cui una pre-adolescente, se fino a qualche tempo fa baccagliavano, puntavano i piedi, “perché così presto?”, “NO!”, “Dai, un altro po’…”, adesso si sono rassegnate (coerenza e decisione pagano!) e anche convinte che andare a dormire ad un orario garbato piace anche a loro. Specie se, per riflesso, questo momento diventa un bel momento dall’andamento riconoscibile, sicuro e certificato.

Cosa c’è di più rassicurante di un cartone che tu puoi vedere e rivedere all’infinito e già sai come andrà a finire? O una canzone? Perché i bambini in macchina vogliono sentire sempre lo stesso, merdoso Cd?

Quindi. Non credete quando vi dicono che hanno bisogno della Tv accesa in camera, di addormentarsi nel lettone, di fare un’ultima partita e basta a Subway-Surf: no. Non ne hanno bisogno. I bisogni, a quell’età, sono qualcosa di indotto, ma dobbiamo esserne prima noi sicuri e pensare che anche le nostre scelte più impopolari sono fatte per il loro bene, per farli stare sereni, equilibrati, stabili. Se noi siamo sicuri di quello che facciamo, loro si affideranno completamente alle nostre scelte (anche borbottando, le prime volte): si fidano. Si lasciano guidare dalla nostra coerenza.

Nota: un giorno parleremo degli effetti nefasti dell’incoerenza nella gestione dei figli (ed è un peccato perché si può risparmiare lo smarrimento di queste creature già insicure), nonché del rifiuto dell’autorità genitoriale che ritorna ciclicamente (perché ci provano e fa parte della crescita sana).

«Ma se invece il bambino insiste, batte i piedi e i pugni, si acchiappa coi denti al bracciolo del divano che devo fare? Io sono già stanco dopo dieci ore di lavoro, mò pure questa?», niente paura, piccolo papà. Chi è l’adulto? Sì, tu. Quindi resisti poco poco, non fare il bambino. Devi INVESTIRE. Ti fermi, ti avvicini al tuo bambino, lo tocchi, lo abbracci (se te lo lascia fare) gli parli in maniera calma, serena, decisa. Devi mettere da parte il nervoso, la furia cieca: devi essere persuasivo e prima ancora persuaso tu stesso: i bambini hanno bisogno di sapere il perché delle cose, sempre. Devono sapere e devono credere nella loro bontà.

Si va a dormire ad un orario definito perché ogni bambino ha bisogno di un tempo regolare e costante di sonno per stare bene, perché l’ormone della crescita (la somatrotopina) si attiva principalmente durante il sonno, quindi dormire aiuterà il bambino a crescere il giusto, andare a dormire perché papà è sveglio dalle cinque e ha lavorato dieci ore, escludendo il lavoro in casa e altri cazzi (glielo si dice non per generare un senso di colpa al bambino, ma per aiutarlo ad empatizzare con l’adulto lavoratore, perché altrimenti cresceremmo dei tiranni dall’ego smisurato). Insomma, siate convincenti in modo razionale. Questo lavoro andrà fatto soltanto le prime volte, poi da una parte avrà interiorizzato le istruzioni e le raccomandazioni, dall’altra si sarà sfrantumato a sentire sempre la stessa storia e si arrenderà docile invece che riascoltarla. Ogni tanto, magari quando più preso, più stanco, più elettrificato o protestante, potrebbe capitare che s’impunti. Ecco, non cedete e riproponete la solita uallera del benessere globale. Funzionerà.

Tutti in bagno a lavare i denti, piedi e intimità (se non hanno fatto la doccia), poi andate in camera, vi ho messo il pigiama pulito sul letto: mettetelo. Nel frattempo io finisco di mettere in ordine la casa e faccio il giro-luci. Dalla libreria prendete un libro o un fumetto: leggetelo. Io torno tra qualche minuto.

Quando loro sono da soli, se sono due o più fratelli/sorelle ne approfitteranno per giochicchiare, ridere, farsi scherzi, appallottolarsi tra loro. Se è un solo figlio riuscirà meglio ancora, perché abituato a stare in autonomia. Voi tornerete di là in cucina se avete da rassettare, portare fuori il secchio, cose così. Lasciateli soli: hanno bisogno di realizzare che, anche senza la vostra presenza fisica, loro riescono ad ESISTERE. Devono diventare forti, sicuri di sé. Parleremo del doveroso superamento delle paure.

Tutto quello che scrivo non è invenzione, ma lo dicono anni di studi e ricerche di gente che capisce, oltre che l’esperienza personale di chi ci è riuscito (evito di linkare tutto il linkabile: il web è saturo di questo. Chi dice che non è vero o è in mala fede, oppure è scoraggiato. Non scoraggiatevi: chi è l’adulto? TU! E fai l’adulto!)

Naturalmente questo percorso non deve andare ad intaccare la vostra figura di genitore umano, nessuno vi dice di diventare stronzi, anzi: voi siete presenti, e lo siete in maniera SANA. E loro lo sentono. Nessuno dice di lasciarli al buio completo o lasciarli senza speranza: siate con loro, parlateci, se qualche volta vi chiedono di restare un po’ di più non negate mai quel momento perché quella richiesta ha una precisa valenza: ricevere la conferma che voi non siete stronzi, che ci siete sempre e non li tradirete MAI. Siate decisi ma senza essere RIGIDI.

Perciò fermatevi a raccontare qualcosa della vostra infanzia, così simile o diversa dalla loro, chiedete qualcosa di personale al bambino, cosa prova in certe situazioni, anche cose che per noi sembrano piccolezze banali: costruite dei momenti indimenticabili.

«Sogni d’oro, bambine mie»

«Papi! Papi! Ce la canti una canzoncina?»

«Uhm… Sì, certamente, cosa vi canto?»

«Boh, fai tu, una qualsiasi di James Brown!»

E trovarsi alle dieci di sera con un pennarello rosso in mano a cantare “Please, please, please!”.

Buonanotte!

dream big big

 

Michele Lamacchia

Instagram: @leparolecreanomondi

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mail to: leparolecreanomondi@gmail.com

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