Le Doppie Punte live di Lamacchia

La notte prima non chiudo occhio per l’ansia, quella dopo non dormo per la troppa adrenalina…

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Uno dei momenti che personalmente ritengo più significativi nella costruzione del racconto di un romanzo è senz’altro la presentazione. In quel momento il cerchio si stringe: il libro, l’autore e il lettore si possono incontrare e possono dirsi la verità. Lì si riconosce l’idea della storia, da dove nasce, come si sviluppa, come si sono definiti i personaggi… tutta una serie di cose. Il lettore può venire a salutare, può infamare, può venire a scroccare quando c’è il buffet o spiare se c’è figa, può chiedere spiegazioni specifiche circa dinamiche aperte all’interno della storia (“Che fine fa la suora?“). E il tipo di pubblico, solitamente, determina la riuscita della serata.

Doppie punte è un libro che mi diverte molto presentare perché permette di spaziare molto su dinamiche non soltanto narrative, dove possiamo parlare di scrittori americani o russi o latini o mitteleuropei, ma anche di costume, di società, di cronaca, di politica, di tradizioni, di realismo-magico, di cose da ragazzi, di cose da ragazze, di cose di ogni genere, di herpes e di orzaioli, di bellezza, di fatti, di sogni e, naturalmente, di capelli.

Il confronto coi lettori, spesso, è entusiasmante. Se è vero che la maggior parte delle persone tace per tutta la durata dell’evento (a volte per gentilezza ed educazione, altre per abbiocco, alcune per prendersi il giusto tempo per elaborare la domanda delle domande) limitandosi a sghignazzare, normalmente c’è un vero scambio tra tutti i soggetti presenti con importanti e frizzanti spunti di riflessione e di confronto. Qualche volta qualcuno, a fine presentazione, si avvicina dicendo: “Io avrei una domanda, ma non l’ho fatta per paura/vergogna/salivazione azzerata“. Ecco, quelle domande sospese fatele sempre: spesso sono sempre le più interessanti e precise!

I primi ad alzare la mano sono sempre i bambini. C’è sempre qualcuno che si porta un figlio piccolo che non riesce a lasciare a casa, e tu devi mangiarti la lingua tutte le volte che devi usare la parola “pom*ino”. Poi c’è chi ti fa una delle domande del mio decalogo proibito, tra cui “Ma è autobiografico?”. C’è anche chi ha già letto il libro e tu lo sai perché te lo ha scritto su facebook o su instagram e allora lo/a guardi con il terrore negli occhi, come si guarda una busta di petardi vicino al camino acceso o un ragnone sul soffitto quando sei steso con la testa sul cuscino. Chi ha già letto il libro si riconosce dal fatto che ogni cosa che dici fa sì con la testa, sorridendo con le labbra serrate e stringendo gli occhi a fessura. Sai già che sta per farti la domanda delle domande e la tua paura è che, stai a vedere, adesso mi smerda tutto raccontando proprio quell’episodio che andrebbe scoperto durante la lettura. (Invece no, è solo ansia: il lettore è buono e pietoso. Ti farà domande sottili e pungenti, magari ti scenderà la goccia di sudore nella schiena fin giù tra le chiappe, ma ti vuole bene. Sorride e stringe gli occhi a fessura perché sa che ti tiene sulle spine come io tengo il mio dentista per le palle, casomai dovesse farmi male).

Comunque, gli incontri sono occasioni straordinarie e, alla fine si concludono in bellezza con l’abbraccio finale degli intervenuti che un po’ si lanciano sul rinfresco, un po’, ordinatamente, vengono a chiederti cose più private, domande che hanno conservato per quel momento specifico, salutarti o chiederti l’autografo o la dedica. Per quanto mi riguarda questo momento è un miracolo, perché davvero non posso credere a tanto affetto. Ricordo la prima volta che un signore mi fermò in aeroporto dicendomi “Ma… tu sei Michele Lamacchia lo scrittore?” lo ringraziai con gli occhi a cuoricino e gli chiesi io l’autografo a lui.

Nel caos zingaro delle dediche, tra briciole smozzicate e bicchieri di vino che ti passano davanti senza nemmeno sfiorarti, ti abbraccia gente che ha comprato il libro in digitale e poi ti chiede una soluzione per la dedica sul kindle (“Un adesivo?”, “Perché non un segno col cacciavite o una chiave?”); chi vuole il selfie e “Ti posso aggiungere agli amici?” e il giorno dopo gira la tua foto con un occhio chiuso e l’altro aperto o una smorfia tipo parto; il simpaticone che mentre stai firmando le copie ti porta “Untraditional” di Fabio Volo o un volume di ricette di cucina; chi ti chiede la dedica per la moglie che però ha un nome tipo Shakira? No. Shachira? No. Sciakirah? E continui a scarabocchiare finché non gli proponi di fare una dedica con una linea al posto del nome e lui ci scrive sopra quello che vuole.

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Questo sono io mentre mi fanno scrivere una dedica sul mio best seller: “Le cinquanta sfumature di nero”

Tutto questo avviene, normalmente, nelle librerie. Posti “resistenti” dove chi si occupa di curare la diffusione della parola scritta si prepara e si attrezza pazientemente sperando, insieme all’autore, che non piova, che l’evento sui social sia stato adeguatamente condiviso, che il relatore/la relatrice arrivi in tempo e che tutti siano in forma, che non squilli il telefono proprio nel mezzo della discussione, che i libri arrivino prima dell’inizio dell’evento o che cosa proponiamo? Ma del c.d. “dietrolequinte” vorrei parlare in un altro post. Per adesso, vi segnalo le prossime date confermate (salvo complicazioni, afta e gonorree) dove possiamo incontrarci, se ne avrete voglia. Io proverò a tenerle aggiornate e, se vorrete proporre altre occasioni di confronto, fate pure! Ne sarò FELICE!

Grazie mille per il bene. #ANDATEECUORIFICATE

17/03/2017 venerdì, ore 18.00: Modena, Emily Bookshop – via Fonte d’Abisso, 11

31/03/2017 venerdì, ore 18.00: Firenze, Feltrinelli – via de’ Cerretani, 40/R

07/04/2017 venerdì, ore 18.00: Roma, Libreria Koob – via Luigi Poletti, 2

28/04/2017 venerdì, ore 18.00: Napoli, libreria Mooks, Mondadori – P.zza Vanvitelli, 10/A

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