Avrei voluto un padre

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Avrei voluto un padre,

che mi avesse insegnato qualcosa,

che mi avesse incoraggiato,

che mi avesse indicato una strada,

non dico LA strada, ma UNA,

che mi avesse seguito negli studi,

che avesse giocato con me,

che si fosse lasciato prendere in giro,

che mi facesse vincere a braccio di ferro,

che mi avesse insegnato ad andare in bicicletta,

a tirare i rigori,

a farmi la barba,

a trattare, a parlare con le persone,

che mi rimboccasse le coperte,

che si alzasse per primo alla mattina

e che andasse a letto per ultimo la sera,

che si svegliasse per me a qualsiasi ora,

per qualsiasi motivo, anche il più leggero,

che si preoccupasse per la mia vista, per i miei denti,

per i miei compiti, i risultati a scuola,

che sapesse porsi e confrontarsi

non soltanto con gli altri papà e mamme,

ma anche con maestri e professori,

un papà di cui non vergognarsi,

che sapesse tenere testa a chiunque

e incantasse con le sue parole,

che sapesse scrivere e leggere,

che mi prendesse sul serio

e anche in braccio,

che mi facesse toccare il soffitto,

che non mi mortificasse,

non mi prendesse in giro,

che incoraggiasse mia madre nelle sue attività,

che la trattasse con rispetto,

che avesse incoraggiato la sua emancipazione

e anche la mia,

che provasse il possibile per allontanarci da un certo provincialismo,

che non mi facesse crescere ignorante, malizioso o ammiccante

come altri coetanei,

che non giudicasse,

che sapesse fare tutto,

e se non ne fosse stato capace

che si procurasse un libro che dicesse come fare,

che non avesse vizi,

che non lasciasse casa e famiglia per andare in qualche cantina o bisca,

nemmeno per la partitella del giovedì,

che non si impallasse a seguire il calcio tutto il giorno,

tutti i giorni,

che non gli piacesse!

che nonostante la stanchezza del lavoro,

a tutte le ore fosse a disposizione di chiunque,

che rinunciasse agli straordinari per stare un po’ di più con me,

che sapesse suonare o ci provasse,

che inventasse canzoni con me,

che ascoltasse le mie filastrocche

e le registrasse,

che conservasse i miei disegni,

che mi accompagnasse agli allenamenti,

che lottasse contro ogni singola parola o atteggiamento

che avesse potuto trasmettermi il minimo dolore o senso di colpa,

che invece di aggredirci

provasse un metodo diverso per parlare, per fare i compiti,

per mangiare, per ragionare,

che sapesse le cose del mondo,

che provasse a trasmetterci quello che conosceva,

che fosse il migliore,

che ballasse con la mamma e con me,

che si facesse cavalcare

e appiccicare stickers in faccia,

che fosse disposto a lasciare tutto e trasferirsi all’estero

pur di farci trascorrere una vita migliore,

che ci accompagnasse alle feste,

che ci portasse in vacanza,

al mare, in montagna,

che lasciasse a metà i suoi impegni

pur di starmi ad ascoltare,

che mettesse i MIEI impegni in cima alle cose da fare,

che mi lavasse,

che mi vestisse,

che mi pulisse il vomito la notte,

che mi preparasse da mangiare

con il cappello da chef,

che si occupasse delle cose di casa,

che mi accompagnasse qualche volta a scuola,

che mettendomi il casco

mi accompagnasse anche in bici,

che mi venisse a prendere

anche se poi avesse dovuto scappare per andare al lavoro

rischiando di fare tardi,

che mi trattasse con dolcezza,

che non mi facesse sentire che la sua vita era cambiata in peggio

da quando ero arrivato io,

che non mi rimproverasse mai di essere nato,

che mi insegnasse ad andare in bicicletta,

che mi insegnasse a nuotare,

ad andare sott’acqua,

che mi desse un’indicazione, UNA,

con coraggio,

perché io di un padre così mi sarei fidato

e la sua indicazione sarebbe stata preziosa,

la sua scelta,

l’avrei ringraziato,

che mi avesse portato ai giardini, al lungomare,

al cinema, alle giostre, ad un concerto, al parco, UNA volta! Almeno UNA!

Che mi facesse festeggiare i Natale, le Befane, Halloween, Pasqua e Pasquetta

E mi facesse festeggiare compleanni e soprattutto non-compleanni.

Che il suo motto non fosse “il pianto rende”,

che non si occupasse soltanto di sé stesso

ma che avesse a cuore anche salute e problemi

di amici e di parenti,

e avesse da dedicare del tempo anche a loro,

togliendone al suo

senza toglierlo al nostro,

che non mi facesse storie per aver riempito la macchina di briciole

o aver scritto sulla tappezzeria o sui muri di casa,

che avesse insistito sottolineandomi la MIA individualità,

la MIA persona,

spiegandomi che io ero speciale perché ero io,

con i miei pregi e i miei difetti,

incoraggiandomi a migliorare, sì,

ma che non mi facesse sentire in colpa

se non fossi stato come gli altri bambini,

che non facesse confronti

minando la mia autostima,

che facesse queste e altre cose per me

senza mai farle pesare o rinfacciandomele.

Che si mordesse la lingua e contasse fino a dieci prima di dire qualcosa che mi potesse ferire.

Mi sarebbe piaciuto.

Ma non è stato così.

 

 

Michele Lamacchia

Instagram: @leparolecreanomondi

Facebook: Michele Lamacchia ; Le parole creano mondi

mail to: leparolecreanomondi@gmail.com

9 pensieri su “Avrei voluto un padre

  1. Leggendo questo post mi sono visto la mia vita e, soprattutto, la mia infanzia passare davanti. Condivido ogni singola frase, ogni singola parola, ogni singola lettera o virgola presenti all’interno di queste righe. Penso che aggiungere qualsiasi altra parola sia inutile o superfluo, quindi non mi resta che farti i complimenti! 🙂

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    1. Non facciamoci schiacciare dai sensi di colpa e dalla rassegnazione, chiediamoci “che cosa possiamo fare?”…
      Nel mio caso le vie da seguire avrebbero potuto essere due: imitare il percorso educativo di mio padre o reagire a questo, usandone uno completamente diverse. Ed è un lavoro durissimo, perché anche nello sconforto, nella rabbia, nella nevrosi e nella frustrazione richiede di pesare e ri-pesare ogni gesto, ogni atteggiamento, in vista delle sue possibili conseguenze. Non è sempre possibili, l’uomo è fallace per sua natura. Accettiamoci per quello che siamo e proviamo almeno a fare del nostro meglio.

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  2. chi da quel contesto e’ riuscito a venir fuori e’ un ragazzo eccezionale che nn puo’ far altro che essere orgoglioso di se stesso ti stimo frate’. nel mio piccolo posso dirti che anche per me spesso nn e’ come vorrei che il rapp.con mio padre nn e’ mai stato dei migliori sara’ forse il periodo in cui sn vissuti loro ad essere stato piu’ diff. del nostro ma anche io avrei voluto ma nn e’ mai stato; con sincera amicizia….

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    1. Sì, Carlo. Infatti teniamo in conto tutto, anche e soprattutto il fatto che la colpa non è la loro, ma dell’ambiente familiare e sociale, oltre che urbano, nel quale sono cresciuti e si sono sviluppati. Ora tocca a noi stare attenti a non fare errori grossolani, e abbiamo tutte le capacità e gli strumenti per poterlo fare. Ti abbraccio. M.

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  3. avrei voluto almeno uno dei due genitori così, assurdamente vorrei ancora poter riavvolgere e rifare, dare un’altra occasione.
    per guardare avanti, con fatica senza pari, mi è bastato e mi basta essere il genitore che avrei voluto avere.

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