Elezioni: chi votare?

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D.: Caro Michele, a giugno ci saranno le elezioni e sebbene prima avessi una vaga idea su chi votare, adesso che hanno ufficializzato le liste non so più come fare! Tu come ti regoli? Grazie, ti seguo sempre con interesse (specie quando scrivi le cose) [Mary, 26. Studentessa]

R.: Grazie per la tua domanda, Mary. Anche se non ho capito quel “Specie quando scrivi le cose”, ché mi fa pensare che FORSE (forse) mi segui pure in situazioni diverse e quindi per esempio quando esco di casa o rientro, e questo mi fa terrorizzare come tutte le volte in cui sono stato stalkerato. Comunque! Io non ti dirò come votare, perché come tutti i processi psichiatrici devi essere tu da sola a trovare la tua risposta, che c’è, è dentro di te, e viene da lontano.

Come siete arrivati al vostro orientamento politico? Avete avuto dei condizionamenti? Seguite un’ideologia specifica oppure vi lasciate attrarre dai programmi o dai candidati? Avete una visione? E se sì, è socialmente utile o è la Madonna?

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Personalmente, mi sono SEMPRE occupato di politica, fin da quando – piccolissimo – accompagnavo i miei nonni, materni e rissosi ai seggi. Loro non si parlavano per mesi prima e dopo le elezioni e mi usavano per trasmettersi messaggi al di là e al di qua della manina.

«Mo che ti fai grande devi votare Diccì!» diceva la nonna, «devi votare a Gesùùùùùùùùù!». E il nonno: «None!» gridava, «Piccì! Piccììì!!!»

E lì partiva il carosello «Quella è la falce della MORTE!!!» contro «Quella è la croce del CAMPOSANTO!». Insomma, c’era da stare attenti, pensavo: come la fai sbagli e corri pure il rischio di farti male!

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Per chiudere il quadro elettorale, dall’altra parte dell’emiciclo c’erano i familiari di mio padre, tutti straordinariamente FASCISTI. Però anche moderati, diciamo. Perché i nonni paterni avevano (hanno) un cristo (giuro) ad altezza naturale, col cuore in fiamme, le collane, gli anelli e tutto, nell’ingresso di casa. Ad “altezza naturale”, ammesso che Cristo fosse alto uno e novanta, ma questo non si può sapere con certezza. E in quanto a collane e anelli, nessuno sa dire cosa fu davvero trovato nel sepolcro. Ma ne riparliamo a Pasqua, e intanto…

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La mia personale formazione, quindi, già dall’infanzia è stata condizionata da questo humus. Negli anni ’80, poi, in pieno tatcherismo, da una parte mio nonno (il primo) che piglia e urlava “L’ murt’ di Bettino Craxi!” battendo sul tavolo davanti alla Tv, mentre io – piccino – andavo a recuperare mio padre che giocava a carte in una bisca fumosa e birrogna, mascherata da circolo del PSI (e non era raro prendersi un calcio in culo GRATIS da uno dei giocatori che, sigaretta in una mano, la Peroni nell’altra e carte nell’altra, stava perdendo ed era nervoso e strillava a papà: «Tuo figlio è, che mi fa perdere!»). SBAM!!!

Piano piano mi stavo costruendo una idea che non era ancora una ideologia. Un fratello di mio padre dai modi sbrigativi, una mattina che ero andato con lui in campagna per guadagnarmi la giornata, a un certo punto mi ha dato una botta che mi ha fatto volare a terra perché non ero abbastanza forte per scuotere gli ulivi (avevo tipo undici, dodici anni) e diceva che quando c’era Lui* “le femmine dovevano stare a casa e non sempre in mezzo ai coglioni” (*credo si riferisse allo stesso dei treni in orario o delle pianure pontine).

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Mi persuasi, quindi, che era giusto che ognuno facesse il suo, ognuno il proprio lavoro, “da ciascuno secondo le proprie capacità” diceva il nonno. Dal nulla spuntò Forza Italia che, in quella primavera, in tre mesi si mangiò tutto. E quando allora nel piccolo cortile dei nonni fascisti si organizzò una cosa strana, tipo che sarebbe venuto a cantare niente meno che Fred-Bongusto-il-cantante, davanti a un cerchio di dieci, quindici sedie di signore del Cep, non so se con un amplificatore e una base o una chitarra, oppure a cappella, e poi che lo stesso artista sarebbe andato (venuto) di fronte a casa, in uno di questi box abusivi dove si giocava alla birra) a cantare (a CANTARE!) per prendere quei dieci, quindici voti in più, allora mi sono stupito e poi indignato! Ma poi ho letto che tutti (TUTTI) si erano candidati (noi diciamo la Zanicchi, ma i Vip erano una marea, basta googlare, e chi non si candidò prese comunque posizione – v. le buonanime di Casa Vianello e Bongiorno, per esempio, ma dietro c’era Publitalia e una costruzione scientifica della campagna elettorale, del fenomeno), quindi non era più che a ciascuno il suo ruolo, e allora basta: non si capiva più niente, era l’anarchia totale!

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Personalmente ero piuttosto confuso, e quando un giorno è venuto a suonare a casa un vecchio amico di famiglia, tale M. M., uno che lavorava al comune e che, quando avevi bisogno, bastava che «Vai da M.M. che ti fa passare avanti a tutti», e questa cosa mi sembrava strana, straniera: io non volevo MAI passare avanti a tutti, ma attendere il mio turno, per correttezza, per giustizia, perché nessuno mai avrebbe dovuto passare davanti a un altro solo per amicizia, ma per diritto. E allora come mi faccio a fidare? Vuol dire che un altro mi è passato avanti in un altro momento quando allora era il mio turno? E così che funzionano le cose? Occhiolino, colpo di gomito: «Vai da M.M. che ti fa passare avanti a tutti». E quando venne M. M. a casa, ovviamente venne per dire che si candidava (e si candidava con Pigliatutti, come tutti quegli altri) mi sembrò straniera, la cosa. La politica è una cosa per esperti, i muri per i muratori, come gli ulivi sono per i coltivatori di ulivi. E io, che ancora non votavo perché ero piccolo, ma con i sensi armati dell’adolescenza, gli dissi (anche un po’ ingenuo, sinceramente) «…e proprio perché sei venuto a chiedere il voto, che il voto da noi non lo avrai MAI!». Lui fece la faccia dell’esorcista: «Peppino», verso mio padre, «Ma… questo è tuo figlio?! Un maladucato scostumato?! Ma… lo vedi a tuo figlio?!» e mi ricordo in un secondo che mio padre provò a darmi un calcio nel culo, mentre io lo evitai scappando fuori nelle scale, mentre mio nonno davanti alla Tv picchiava un pugno sul tavolo gridando: «L’ murt’ d’ Berluscœn!!!».

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Questo episodio, che in sé non diceva NULLA, se non una vaga idea del mio senso di giustizia, mi assegnò una sorta di stigma, una lettera scarlatta in casa, al punto che pochi giorni più tardi, senza nessun tipo di preavviso o collegamento, mia madre mi dice che c’era al telefono zio S., l’unico in famiglia titolare di una azienda, possibilmente una sorta di bacino di primo collocamento dei neo-diplomati di casa (e quindi da tenere buono) e senza uno spicchio di saluto (erano le nove di sera ed eravamo a cena, io in piedi nel piccolo ingressino di casa, la cornetta del telefono fisso incollata all’orecchio destro e mantenuta con entrambe le mani, di là rumori di forchette nei piatti e silenzio che sta la televisione) ha cominciato un monologo dalla ferocia che MAI gli sentii fino a quel giorno e MAI sentirò più. A parte che fu l’unica telefonata che io abbia mai avuto da zio S. nella VITA, oltre a quella in cui mi diceva che mamma aveva un male mortale. Quindi, diciamo, per essere che mi stesse chiamando per la prima volta al telefono (ed ero soltanto un insignificante ragazzino senza nemmeno un pelo) non mi sarei mai certo aspettato una intera, lunga telefonata monologica a tema «Tu sei comunista?!? Tu sei comunista!!! Non capisci un cazzo e sei comunista?!? IH, MADO’!!! UN COMUNISTA IN CASA!!! COMUNI’! COMUNIII’!!!», tutto in dialetto stretto. Alla fine un breve saluto («Vaffangul!»), e da quel momento a casa non parlai MAI PIÙ dei miei interessi politici. Anche e soprattutto perché anche nella mia famiglia, capii, vincevano ormai i procacciatori di voti, gli home wanna-be-voted, vediamo chi sono:

  1. quello – sponsorizzato – che “Miche’, tu sai già chi votare? No, perché c’è questa persona che a noi ci può fare avere il posto… (Votalo)”;
  2. quello – equivoco – che “(Votami) Ti faccio fare dei lavoretti
  3. quello – mezzo vuoto – che “Il lavoro non c’è! IO non ti prometto il lavoro! (Votami)”
  4. quello – distratto – che “Sono tutti uguali! Ladri! Bastardoni!” ma… pure tu sei candidato “Ah, sì!”
  5. quello – col cuore in mano – che “Ti devo chiedere un GRANDE favore personale…”
  6. quello – melanconico – che “Ti ricordi di quando prendevamo il pullman insieme? (Votami)”;
  7. quello – apericiao – che “Ehi! Carissimo! (Votami) Poi ci prendiamo una cosa insieme!”;
  8. quello – ambizioso – che “Eh, grazie a lui andremo in serie A/B/C/Subbuteo (Votiamolo)”;
  9. quello – strisciante – che “A me non interessa il tuo colore politico, ma se non voti il mio candidato te la farò scontare da mo e per sempre (Votalo)” (vedi qui)
  10. quello –  facchino – che “Domani ti faccio portare la spesa a casa (votami, ma non lo dire in giro);
  11. quello – buttadentro – che gli ingressi al cinema, al teatro, allo stadio, alla discoteca (!);
  12. quello – carburantista – che i buoni benzina;
  13. quello – immobildream – che la casa popolare!;
  14. quello – lo faccio per voi – che “Davvero io MAISIA a candidarmi, però stavolta davvero GIURO! ho sentito il DOVERE di scendere in campo” (come quello, insomma)
  15. quello – osterianumeromille – che “Miche’, vieni che sta la cena pagata a tutti”
  16. quello – quantistico – che “Senti, a me mi basta il 7%, non mi interessa di vincere. Basta che mi portate venti persone a testa (Sticazzi: votarmi? Non votarmi?”;
  17. quelli – stitici – che “Se non vinco io, sarò costretto a chiudere e a mandare tutti a casa! (votatemi e fatemi votare)”;
  18. quelli – armageddonici – che “Se vincono loro, sarò costretto a chiudere e a mandare tutti a casa! (Non votate loro che è peggio!) (“COMUNIII’!!!);

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Quindi, cara Mary, come vedi le gabbie sono aperte. Conosci qualche altro voto-tipo? Fammelo sapere che aggiorniamo l’elenco!

E voi? Avete esperienze alla Lauro (“Ti do una scarpa oggi e una domani dopo il voto”)? Sono pronto a registrarle!

E per la scelta del mio candidato, io mi attengo alle mie linee guida come pubblicate su Facebook

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2 pensieri su “Elezioni: chi votare?

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