Il trauma feroce della comunione

Sono stato alla comunione di mia figlia. Tutti felici. Qualcuno vestito in modo piuttosto sperluccicante, altri con acconciatura da fiera. Tutto bene, se non fosse che, al momento di distribuire l’Ostia, una voragine traumatica mi si è riproposta contro e io mi sono ritrovato con le mie stesse mani al collo.

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L’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto (courtesy of my friend Piero Clemente, life enthusiast and Jesus’ lover)

Ricordo l’ansia enorme nel giorno della Prima Comunione quando, per la prima volta, dovevo prendere in bocca il corpo di Gesù: il terrore! Ma perché questa “comunione”? Perché ingoiare un pezzo di corpo? Ovviamente sotto forma di simbolo anche se loro, dicono, è corpo vero di carne vera, laddove l’Ostia è consacrata con la benedizione, lo Spirito Santo e queste altre ricette segrete. Ma il senso è che… il bambino che a otto, nove anni deve ingoiare il Corpo Santo di Gesù Cristo Nostro Signore Morto per TE (!) sulla Croce! dopo atroci sofferenze! Mi sembra un po’ forte come simbolo, per un bambino. Una stretta di mano? Un diplomino?

 

ATTESTATO DI COMUNIONE
tra IL FANCIULLO (nome e cognome)
e GESÙ CRISTO di NAZARETH (Betlemme)

rilasciato il (gg/mm/anno)

NON VALIDO AI SENSI DI LEGGE (solo uso interno)

Il genitore                                                   Il parroco
(o chi ne fa le veci – firma)                        (firma)
________________________                           ________________________

 

Quel giorno ero terrorizzato e avevo la suora, di cui non mi ricordo il nome, alla mia sinistra che mi doveva dare il “via”, e al segnale dovevo salire i due gradini dell’altare e prendere il dischetto dell’ostia. Alla destra avevo papà che un secondo prima di alzarmi dal mio posto mi disse: «Attento che non ti cada» e io a tremare. Perché a mio padre, quando si fece la comunione, dicono, al momento di aprire la bocca, gli cadde dalle labbra l’ostia a terra e in meno di un secondo il suo papà (mio nonno) gli fu sopra e gli diede un calcio nelle costole che gliele fece volare che nemmeno Adamo nella Genesi.

Io però fui bravissimo: aprii la bocca più che potevo e tirai fuori la lingua, anche molto di più che nelle prove del sabato, quando ci hanno dato un tarallo al posto dell’ostia. E il prete, don Antonio, poté appoggiare agevolmente l’Ostia sulla mia lingua sudata e quella non cadde.
«Sì!» Sorrisi a bocca stretta per il sollievo, chinai il capo verso don Antonio e mi voltai per tornare a posto ma… e mo? Il corpo di Gesù Cristo in bocca? Non l’avevo davvero valutata, questa cosa. E posso masticare? Il tarallino sì, ovvio, lo mastichi, ma il corpo? Allora al bambino, otto, nove anni, gli fai ingoiare il Corpo Santo di Gesù Cristo Nostro Signore Morto per ME (!) sulla Croce! Dopo atroci sofferenze! Per ME! E dopo che hai lavorato sulla sua piccola e fragile mente, lavaggio del cervello, plagio, e lo convinci (la fede! Quanto è comoda! Non ti devi fare tutte queste seghe mentali!) che quello e proprio quello è il corpo di Cristo, glielo metti in bocca e dici: «Mangia! Ingoia!» ed è già una costrizione drammatica.
«Mangia! Ingoia!» Beh, dopo quello che è stato non mi permetterei MAI di morderlo e masticarlo! Mi cascassero tutti i denti davanti, non lo potrei MAI fare.
«E non lo farò!»
E non lo feci. Dopo aver tirato indietro la lingua, vidi don Antonio tornare a rimestare nel calice per la prossima vittima (cioè per il bimbo successivo); mi voltai con le mani giunte al petto, spostai l’Ostia in fondo alla bocca, lontana dai denti. Mentre il coro cantava Tu sei la mia vita altro io non ho” mi avvicinai al mio posto, vidi papà che mi guardava facendo lentamente di sì con la testa, un passo, l’altro, l’altro, la nonna mi sorrise commossa come se avessi preso la laurea. Il coro cantava Figlio eterno e santo uomo come noi, morto per amore, vivo in mezzo a noi, avevo la bocca secca secchissima, mi accomodai di fianco a papà, niente nella vita ci separerà, l’Ostia si incollò all’esofago, provai a ingoiare, a ingoiare so che da ogni male TU mi libererai, non potevo muovermi (prove del sabato, don Antonio: «Domani guai a chi ride, parla o si muove! Una settimana dalle suore!»), ingoiai, nella tua parola io camminerò, ma niente saliva e niente aria, spalancai gli occhi e mi ci entrò di tutto, coro, finché avrò respiro fino a quando TU vorrai, preti, suore, compagni, drappi, croci, colombe, trono e pisside, mi portai le mani giunte sotto il mento e tutto il mondo si piegò di lato perché caddi a terra. Svenuto.

 

(da Doppie punte di M. Lamacchia)

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