Splendido spledente (Shiney SHINE)

Amiche e amici, come state? Io splendido splendente. Ho visto per voi (e per me, obv) la mostra SHINE di Jeff Koons a Palazzo Strozzi fino a tutto gennaio 2022.

Annunciata come la più vasta esposizione dedicata all’artista più pagato di sempre, nonché più noto e discusso della scena mondiale, SHINE porta lo spettatore al centro della dimensione performativa delle opere poiché può direttamente specchiarsi e riflettersi, far giocare la propria immagine con l’opera stessa, in una scintillante, ambigua connessione tra l’essere e l’apparire.

È estraniante trovarsi davanti alle opere colossali e pesantissime della serie Balloon, percepirle leggere come palloncini colorati, morbide all’apparenza ma di acciaio inox. Tra queste, in esposizione anche l’iconico Rabbit, l’opera più pagata ad un artista vivente (91,1 mln di dollari). Discepolo di Dalì, Duchamp, Lichtenstein e, ça va sans dire, Warhol, Koons supera la pop-art proponendo un arte che non vuole intimidire lo spettatore oppure ironizzare o iconicizzare il prodotto consumistico, ma vuole proporcelo come un ricordo di infanzia (il centrotavola a casa di nonna), come una favola, qualcosa che può scaturire ricordi ed emozioni, sempre nella dualità fragile/duratura (oltra al contrasto dato dal palloncino, delicato per definizione e l’acciaio, anche i fiori veri installati in opere indistruttibili) e dalla compartecipazione dello spettatore direttamente nelle opere, con giochi di specchi moltiplicatori, coi riflessi delle superfici e le magiche Gazing Balls.

Koons, pluripremiato visionario americano della Pennsylvania, porta in questo tempio del ‘400, oltre quarant’anni di evoluzione artistica, indietro fino alle Spugne o alla Friggitrice, opere degli anni’70.

Complimenti ai curatori Arturo Galansino e Joachim Pissarro per questo percorso, e a Palazzo Strozzi che ormai da più di dieci anni a questa parte (Marina Abramović, Liu Xiaodong, Bill Viola, Francis Bacon, Ai Wei Wei e altri, con il loro sguardo privilegiato ai temi sociali, senza comunque perdere di vista le radici del passato, tra Rinascimento e Novecento) non sbaglia un colpo.

Ai prossimi eventi, da Donatello a Olafur Eliasson.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

2 pensieri su “Splendido spledente (Shiney SHINE)

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