I miei nemici

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I miei nemici

 

I miei nemici sono loro. Ma qua dentro mi sento al sicuro.

I miei nemici sono dentro di me. I miei nemici sono io stesso, ma qua dentro mi sento al sicuro.

Ci sono io, la macchina da scrivere e l’olio bollente per tenerli lontani.

Uno di questi è il procrastinatore, colui che non mi lascia cominciare perché dice che cominceremo lunedì, perché questa settimana abbiamo troppo da fare, perché forse dovrei mettere ordine in garage, dipingere quella tela che pensavo di fare, improrogabilmente. Sono scuse! Se ti vuoi bene e sai essere onesto con te stesso lo sai! Scuse!

L’altro è l’autore: non vuole che io mi metta a scrivere se lo scopo non è la pubblicazione, dimentica o ignora tutte le altre ragioni per le quali si scrive! Scrivere non è normale: vuol dire che hai dentro qualcosa di incomunicato, che deve venire fuori. L’autore, invece, pensa solo alla pubblicazione, non capisce le altre ragioni!

Come non le capiscono gli amici, la donna, i figli! Devo devo scrivere! Devo dare sfogo alla mia creatività! Solo così potrò essere l’amico, l’uomo, il papà migliore! E se non capiscono perché io ho bisogno del mio tempo, del mio spazio, se devo alzarmi presto e andare a letto tardi, se devo fare delle rinunce e girare sempre con un taccuino per gli appunti in mano, almeno capiranno questo! E tutte le volte in cui scrivere si intromette con i fatti di famiglia si fa pesante il terzo nemico, per me uno dei peggiori: il giudice. Si intromette in tutte le tue cose, cerca di ubriacarti e darti le vertigini con il senso di colpa. Stai sacrificando il tuo tempo! Il loro tempo!

Se però riesco a sedare questo e gli altri nemici, allora posso chiudermi/aprirmi nello scorrere delle parole. Scrivere è un fatto tuo, privato. Scrivere è un modo di comunicare con le nostre vite segrete, con il nostro subconscio. Scrivere è la nostra immaginazione, uno o altri mondi paralleli che spingono per farsi vedere, che cercano il loro spazio, che reclamano il loro diritto alla vita. Lo sforzo creativo è gioco, è risata di bambino, è perversione di vecchio, è pianto improvviso, è ferite da taglio, malinconia struggente e poesia leggera.

Un altro nemico rischia ogni tanto di farsi notare: il chiacchierone, colui che vuole la gloria, ma non lo sforzo creativo. Quindi ogni tanto “Io faccio di qua, dico di là”, ammicca, presenzia. Ecco, il chiacchierone, il ciarlatano di certe volte è meglio che se ne sta alla casa. Non ne abbiamo bisogno. Guarda, gli consento giusto qualche libera uscita, quando proprio ho finito di scrivere, quando ho chiuso un racconto e devo stemperare le tensioni, le turbolenze in corpo di quegli altri fatti e personaggi, come il piccolo disimpegno buio all’uscita della sala del cinema, con ancora in fondo la musica sui titoli di coda. Non mi piace: se è invadente, è davvero noioso! E spocchione.

Scrivere è un atto privato. Scrivere sei tu e tutto quello che hai dentro e che porti con te, è ciò che ti ha fatto crescere, che ti ha fatto morire e rinascere, e ci devi essere solo tu a regolare questo flusso di mondi e nessun altro, nemmeno quella bastarda, indelicata della critica, che sta là già dalla stesura del soggetto, che insinua che l’idea è noiosa, è banale e stupida. Bene: ditele che siete ancora alla prima bozza, per lei non c’è posto. Andare! Ne riparliamo magari più avanti, quando avremo un corpo da toccare.

Dimentico qualcuno, il nemico con cui devi trattare, fare i conti sempre: l’ospite capriccioso che devi aspettare per poter servire la cena: l’ispirazione. Se non arriva, non serve a nulla starsene lì a combattere contro tutti gli altri. Perciò lasciamoche arrivi e cerchiamo di creargli un clima, un ambiente favorevole perché decida, scelga di venire quando lo vogliamo noi, senza farsi troppo attendere.

E ora, basta! Al lavoro: carta e penna!

 

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