L’estate in cui si diventa grandi

“Mi parve di essere cresciuto di dieci centimetri e che mi stesse spuntando la barba, da quanto ero uomo.”

Amiche e amici, come state? Io malinconico, come tutte le volte in cui c’è il cambio di stagione (soprattutto quello tra l’estate e SPOILER l’autunno-merd@). Nel fare MARIKONDO ho ritrovato la mia prima chitarra, qualcosa con cui ho avuto a che fare per la prima volta al passaggio tra le medie e le superiori, in quel momento in cui non sei né carne né pesce, sei un bambino in un corpo di uomo o un giovane uomo che fa le cazzate di un bambino.

Ad alimentare questo senso di saudade, ci si mette anche Carlo Bertocchi con il suo romanzo di esordio Mezza luce mezzo buio, quasi adulti, pubblicato da Terrarossa Edizioni. L’ultima estate prima delle superiori, la comitiva di Bert, Trillo, Tex e Ciccio la passa tra le solite competizioni a videogame, biliardo, corse in motorino contro le gang di sedici e diciottenni, e i pomeriggi pigri tra la piazzetta e il bar della Casa del Popolo. Non a margine, i subbugli ormonici procurati da ragazzine non facili come ad esempio, Matilda. E i primi baci, le strigliate, le botte, sempre in quel limbo tra noi e loro, essere piccoli o adulti, mezza luce o mezzo buio.

Ma ad agitare l’estate, la gioventù e la provincia tutta, accade qualcosa: Bert ha scoperto che, nella campagna teatro delle loro scorrerie, si nasconde un assassino. Questa sì che è una cosa da grandi.

La scrittura di Bertocchi è ironica, leggera, pop nei suoi numerosi riferimenti, fa sorridere (ed è quello che mi ci vuole). Scorre veloce tra dialoghi con uno slang tipico degli anni ’80 che abbiamo usato e che ora non esiste più, come non esistono più quelle cose che hanno lasciato segni importanti nei nostri ricordi come il Fifty e il Ciao, i Goonies e Jeeg Robot, l’Allegro Chirurgo e le Big Babol (da ragazzi facevamo certe schifezze con le Big Babol, anche passarcele di bocca in bocca. Ci sono sempre?). E le emozioni della nostra adolescenza, così piena di paure, di film e seghe mentali, di amicizie profonde legate tra loro con lo sputo e con il sangue.

Questa nuova uscita per Terrarossa, così diversa per toni, stile e e dinamiche dagli altri Sperimentali della collana (come questo o questo), a me ha ricordato l’ingenuità che è stata per Brizzi il suo Jack Frusciante: genuino, pulito, brillante. Come un uomo che si comporta da bambino, o un ragazzo che è quasi adulto.

Oggi ho rimesso in mezzo la chitarra come i primi anni delle superiori. Le giornate più corte peseranno meno.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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