La luce è tornata

Amiche e amici come state? Io bene anche se, come ogni fine settimana che si rispetti, sono alle prese con problemi tipici quali la pompa dell’acqua che decide di esplodere, il contatore dell’Enel che stacca in modo inspiegabile, la caldaia che non riparte, la lavatrice che si crede l’ascensore di Shining. Mentre ero negli scantinati con la mia torcia a cercare soluzioni, mi è venuto in mente Cristò e La meravigliosa lampada di Paolo Lunare, edito da TerraRossa Edizioni.

Ecco, è un libro che mi ha fatto dire FINALMENTE! come quando torna l’acqua o, appunto, la luce. Una storia di una bellezza semplice che è difficile da spiegare.

Paolo e Petra, marito e moglie, sono i due protagonisti di questa storia. Uno vive di notte, l’altra di giorno. Paolo passa tutto il tempo cercando di costruire con le sue mani una lampada che riproduca la luce del sole, una lampada da regalare alla moglie che, per motivi suoi, trova insopportabile qualsiasi altro tipo di illuminazione. Non è un tecnico, ce la mette tutta e, tentativo dopo tentativo, notte dopo notte, impostando schemi come sudoku, riesce, alla fine, a inventare qualcosa di straordinario. Mentre piangevo per la pena per quest’uomo che, per ragioni personali sentivo mia, con lui mi interrogavo se questo tipo di comportamento non stesse in realtà intaccando il rapporto con Petra, la quale puntualmente si addormentava sola e sola si svegliava, macerandosi nei pensieri delle cose non dette.

Pagina dopo pagina, come nella risoluzione di un sudoku, man mano che Paolo perfeziona la sua invenzione, vediamo affiorare verità tenute volontariamente nascoste. E mentre la storia della lampada nel suo fascio di luce ci chiarisce le cose, da quest’altra parte noi ci riempiamo la testa di interrogativi sulla potenza della menzogna che inevitabilmente attraversa tutta la nostra vita. Tutto si gioca nel contrasto tra due piani che si inseguono cercando di incontrarsi: la luce e il buio, la bugia e la verità, la vita e la morte. Tra un mondo e l’altro una membrana osmotica che li tiene uniti e divisi insieme.

“Che l’inferno in fondo fosse rimanere ancorati per sempre alle cose non dette in vita, agli imbrogli perpetrati, alle bugie seminate?

L’immagine di Petra nuda, lavata e profumata e Paolo con addosso un vecchio cappotto che sa di umido, non rasato e i baffi che puzzano di nicotina, uno di fronte all’altra, nel vertice della parabola dei personaggi. Il libro è scritto in maniera pregevole, richiama in modo lampante la scrittura mai più ritrovata di Buzzati (a cui l’autore rende omaggio portandoci a ricordare giorni felici in corso Antonio Dorigo). Dello stesso Buzzati (e anche di Cristò adesso) la costante ricerca introspettiva nella pulizia essenziale del testo fatto, tra l’altro, di colpi di scena semplici, non urlati, che ti impediscono di interrompere la lettura. Le domande che i personaggi si fanno sono le nostre stesse domande che ci tormentano e a cui non sappiamo mai rispondere.

“Il fatto che le cose si rompano da sole lo inquietava molto, da sempre. Come ha fattto questo cavetto a spostarsi, a fuggire? E la vite, perché ha ceduto? C’è stato un preciso momento prima del quale tutto funzionava e dopo il quale non funzionava più niente?”

Rispetto al precedente lavoro, il pur ottimo Restiamo così quando ve ne andate sempre per TerraRossa che-non-sbaglia-un-colpo, la scrittura di Cristò appare ancora più precisa, affilata, semplice, efficace. Cristò è, senza dubbio, una delle migliori penne della narrativa italiana. (Ora che ci penso, anche in quell’altro c’era una lampada wannabe magica che permetteva di fare viaggi psichedelici, un giorno gli devo chiedere che trauma ha avuto con le lampade. O che illuminazione! Toh!)

Ora però, tornando ai nostri problemi abitativi e alle menzogne in cui ci avvolgiamo: ma questi padroni di casa che ti dicono che “Domani sistemiamo caldaia, autoclave e tutto, TRANQUILLO!”, a quale girone dell’inferno saranno destinati?

Un consiglio: se siete fragili, non leggete questo libro. Se siete duri, non leggete questo libro. E, se potete, evitate verità come: “Sei sempre stata bravissima a dire le bugie”.

Michele Lamacchia

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