Si sta come le nuvole

Amiche e amici, come state? Io bene, al netto della gelata improvvisa tipo principessa Elsa. E nel cercare di capire le sfumature di questa cangiante deriva meteorologica (non solo metaforica) mi sono immerso nell’ascolto di Nuages, l’ultimo atteso disco di Mauro Gargano. Ogni CD di Mauro è un progetto, un viaggio, un concept costruito come si costruisce una colonna sonora. Nuages (“Nuvole”, trad.) si ispira proprio a un film, quel Che cosa sono le nuvole? girato da Pier Paolo Pasolini nel ’67, all’interno di quel capolavoro antologico che è Capriccio all’italiana. Cercatevelo.

In un teatro di marionette, i personaggi dell’Otello di Shakespeare dietro il sipario si confrontano sui temi della vita e della morte, dell’innocenza e della colpa, del bene e del male, della realtà e della finzione in cui si insinuano costantemente la disperata ricerca della verità e le riflessioni su di essa. Le marionette, mosse dal burattinaio, non possono esprimersi oltre la portata della loro natura e a un certo punto SPOILER ALERT! il pubblico inferocito distrugge le marionette di Otello e Jago, puniti per un male non realmente commesso (poiché solo finzione, come “attori”). Ormai fatte a pezzi vengono raccolte da un Domenico Modugno mondezzaro che li porta via cantando quella struggente poesia che è Che cosa sono le nuvole? (vi lascio il testo in fondo alla pagina)

Cominciando proprio dal rifacimento di questo brano, Nuages è un susseguirsi di suggestioni jazz, con la semplicità di quattro strumenti che si rincorrono e si raccordano ora leggeri ora più intensi, policromi e impalpabili come le nuvole. Sempre in movimento. Sul carretto di spazzatura terrena che le porterà via, stese faccia al cielo, Otello e Jago riusciranno ancora a stupirsi del candore delle nuvole. Dalla discarica in cui sono stati gettati, a loro è ancora data la possibilità di fare poesia, nella pasoliniana visione dell’Altrove. Dove Totò-Jago concluderà infatti citando Baudelaire: “Oh, straziante,  meravigliosa bellezza del creato!”, Pasolini ci lascia immersi nella visione di un cielo colmo di malinconica speranza. Modugno che canta: “Il derubato che sorride ruba qualcosa al ladro ma il derubato che piange ruba qualcosa a se stesso, perciò io vi dico: finché sorriderò tu non sarai perduta.” 

L’essenza della vita non sarà perduta se l’umanità sarà ancora capace di sorridere, affascinarsi, commuoversi, rubando qualcosa agli innumerevoli burattinai ladri di identità, diabolici dissimulatori della realtà. 

Nei brani è evidente l’affiatamento degli strumenti, il clarinetto di Matteo Pastorino, il pianoforte di Giovanni Ceccarelli, la batteria di Patrick Goraguer e, ovviamente, il contrabbasso di Mauro Gargano. Mauro è un musicista raffinato, poliedrico, sensibile e divertente, un caro amico a cui voglio bene e che spero di rivedere presto in giro per concerti. Questo disco per me è stato come una carezza in questo periodo così strano. Grazie ❤

Oh, il momento lacrima personale: dovete sapere che per addormentare le mie figlie quando erano ancora in età per starmi in braccio, cantavo loro una vecchia ninna nanna barese che conoscevo solamente perché trasmessa in forma orale quando anche io mi addormentavo in braccio a qualcuno e che ora, purtroppo, nessuno ricorda o usa più. Uno dei brani di questo disco è Il papunno, quasi dodici minuti di una ninna nanna dolce, mistica quasi, che unisce nella sua composizione diversi momenti musicali. Il ricordo di quella nenia (“Vattinn’ papunne, vattinn’ papunne…“) è stato come se qualcuno mi avesse tirato fuori un fiore dal petto. A me ha fatto piangere.

(Scusa Mauro se ho messo la chitarra elettrica che non c’entra una fava ma faceva Natale. Appena recupero l’uso delle braccia magari tornerò anche a suonare).

Cosa sono le nuvole – Domenico Modugno/Pier Paolo Pasolini

“Che io possa esser dannato

Se non ti amo
E se così non fosse
Non capirei più niente
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

Ah, ma l’erba soavemente delicata
Di un profumo che da’ gli spasimi
Ahah tu non fossi mai nata
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così

Il derubato che sorride
Ruba qualcosa al ladro
Ma il derubato che piange
Ruba qualcosa a se stesso
Perciò io vi dico
Finché sorriderò
Tu non sarai perduta

Ma queste son parole
E non ho mai sentito
Che un cuore, un cuore affranto
Si cura con l’udito
E tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così”

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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