La felicità? È dentro di te.

“La rabbia assomigliava ai fuochi d’artificio. L’amore, a una macchia sfocata”

Amiche e amici come state? Io bene. Ero nel sonno che combattevo coi miei demoni interiori, quando mi è apparso il divin Socrate per salvarmi. “Quando ho spiegato il daimon dov’eri?”. Se c’ero dormivo! (Non sono mai stato molto bravo col greco mea culpa* – *Vedi? Infatti…)

L’esortazione di Socrate del “conosci te stesso” è un invito a conoscere, a indagare su quale sia la forza, il fondamento delle proprie convinzioni, identificare il proprio daimon (δαίμων, il demone o “essere divino”) e, in senso più generale, a prendersi “cura del sé”. La speculazione filosofica è ribaltata, in una esplorazione intima, introspettiva e, soprattutto, per la prima volta non alla ricerca di risposte ma di dialogo. Il dialogo è il “sommo bene”.

Questo pippotto perché, prima di dormire, ho finito Dept. of Speculation (letteralmente “Ufficio Speculazioni”), il primo romanzo di Jenny Offill, uscito in Italia per NN Editore (NNE) col titolo Sembrava una felicità. Che si apre con, in esergo, il socratico: “Pazzo è chi specula sull’Universo”. Molto bello, NNE non sbaglia un colpo.

“Confido di fare di più, vale a dire che dovrei riuscire a far evolvere tutti i cinque sensi… e in questa evoluzione risolvere il processo della Vita e della Coscienza. Il mio piano era non sposarmi mai. No, io volevo diventare un mostro d’arte. Le donne non diventano mai mostri d’arte, perché i veri mostri d’arte si preoccupano solo d’arte e mai di cose terrene. Nabokov non si chiudeva nemmeno l’ombrello, era Vera che gli leccava i francobolli.”

Una donna, che ha una sola ambizione minima e cioè di diventare un mostro d’arte, si ritrova incasellata nel più comune dei cliché, sposata, una casa in città e una bambina. Non ci sarebbe nulla di male se non fosse che, invece, nulla sembra funzionare: la bambina è una specie di mostro che le succhia l’anima e richiede tutte le sue attenzioni, che le toglie il sonno e la riveste di quel senso di inadeguatezza materna che tutte noi conosciamo; anziché lavorare al suo romanzo glorioso deve fare da ghostwriter per uno pseudo-astronauta; a una certa, il marito si innamora di un’altra continuando però a vivere sotto il suo stesso tetto.

“Qualche sera spero segretamente di essere un genio. Perché altrimenti com’è che non esiste un sonnifero che riesca a piegare la mia testa? Ma al mattino mia figlia chiede cos’è una nuvola e io non so rispondere.”

La nostra protagonista è un personaggio brillante che potrebbe essere tranquillamente uscito da un romanzo di Yates: un potenziale inespresso schiacciato dal conformismo della vita o, come dice il mio amico E. (che saluto): “Una 500 con il motore di una Ferrari”.

Jenny Offill ci regala un libro veloce, commovente e ironico. Scritto come un diario, agile e accattivante, dove si susseguono brevi paragrafi segnati da citazioni, proverbi e curiosità su cui stende questa storia che emoziona e diverte anche, per come sa essere ironica la voce di un personaggio intelligente come “La Madre”, accartocciata nel suo monologo interiore.

Dov’è la felicità? Il metodo socratico, la maieutica, non vuole trasmettere elementi o principi. Socrate sa solo di non sapere, nessuno possiede la verità, nessuno sa che fare o dove cercare: la virtù non è insegnabile. Allora non rimane che il sommo bene, il dialogo, uno strumento che ha valore di sé in se stesso, non solo una tecnica fatta di domande e di risposte a comporre un complesso puzzle.

“Basta un insetto a far crollare un paese”

La verità non è mai definitiva, ciò che conta è la ricerca, tramite il dialogo, non della verità assoluta e superiore ma di una verità che raggiunta potrà e dovrà essere rimessa in discussione. E la felicità, quindi? Ascolta il divino dentro di te, perché nessun altro lo sa: di questo puzzle non esiste l’immagine sulla scatola.

Michele Lamacchia //www.facebook.com/mlamacchia

Le parole creano mondi https://www.instagram.com/leparolecreanomondi

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