
Amiche e amici, come state? Ero qui che mi confrontavo serenamente con G. mio vecchio compagno (si può dire?) di scuola, e di come, a nostro parere, il modo dei giovani di contestare il sistema (espressione da prendere con molte pinze e tanta prudenza) sia oggi piuttosto tiepido rispetto a come poteva essere qualche decina di anni fa. Io dico che qualche movimento di buona volontà c’è, ma che viene tenuto fuori dagli schermi apposta, lui sostiene che siamo tutti annebbiati, che il sistema ha lavorato bene per tutto questo tempo per distrarci e intanto farci dimenticare come si fa a dissentire eccetera e ora nessuno sa più come si fa.
E mentre riflettevamo su come sia possibile che nel sottosuolo delle nostre città, nei liquami e la putrefazione si annidino e prolifichino gruppi neo-fascisti e neo-nazisti, mi è tornato in mente questo libro di Antonio Iovane: Il brigatista, per Minimum fax.
Come altri libri che non ho potuto fare a meno di leggere, anche questo me l’ha consigliato Monia della libreria Tempo Ritrovato di Milano. La nostra pusher non sbaglia un consiglio, riesce a cucirti addosso il libro che cerchi senza che tu sappia ancora cosa cerchi. Ero lì per le mie lezioni di comunicazione e le avevo detto: voglio qualcosa di ben scritto, di quelli che non ti fanno smettere. Mi ha messo in mano questo.
Iovane è del ’74. Gli anni di piombo non li ha vissuti, li ha studiati. Eppure ha scritto un romanzo che copre l’intera parabola delle BR, dalla fabbrica milanese di Jacopo Varega, operaio che ci finisce dentro quasi per inerzia, fino alla resa dei conti. Moro, Dalla Chiesa, Curcio entrano in scena insieme ai personaggi inventati, e non si vede il confine. La narrazione si sdoppia: terza persona per la Storia, prima persona per Varega che racconta tutto a una giornalista. Due voci, un solo peso.
Non è un romanzo sugli anni di piombo nel senso solito, dove gli autori mettono la lotta armata sullo sfondo e in primo piano ci mettono storie d’amore o drammi familiari. Iovane fa il contrario: la lotta armata è il centro, dall’inizio alla fine, con tutto quello che comporta capire come un gruppo di giovani sia arrivato a imbracciare le armi e a pensare che fosse giusto. Poi ci sono le vite dei personaggi, mischiando fiction è realtà storica.
Per quelli che, come me, hanno solo sentito gli echi degli spari di quel periodo, libri come questo rappresentano una bella opportunità per comprendere da dentro quali furono le dinamiche feroci, ingiustificabili, nelle quali si muoveva quel commando determinato a cambiare con qualsiasi mezzo un sistema che sentivano come corrotto, sbilanciato, iniquo e prevaricante, dove il potere di pochi era supportato, per contrappasso, da manovalanza nera senza scrupoli.
Per chi ama il genere poliziottesco e la storia nebulosa dell’Italia di quegli anni. Molto bello.
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