Ualìn u’scem (la controfigura)

Immagine

Oggi la luce sarà buona. Quando il sole è forte e il cielo velato si può girare senza quelle ombre marcate che ti tagliano la faccia e quei forti contrasti di chiaro-scuri.

Spero che quell’incapace del direttore della fotografia si affacci, altrimenti facciamo come ieri e ieri l’altro quando, nonostante queste condizioni, non ci ha permesso di girare.

Il set è quasi pronto. Gigi del bar mi ha fatto arrivare il caffè lungo macchiato caldo, come tutte le mattine. Io aspetto e osservo: i fornitori svuotano i furgoni dalle casse, gli operai srotolano rotoli di cavi elettrici per terra, le vetrine dei locali con le loro curate scenografie si stanno aprendo, i vari capi-squadra danno le direttive, fischiano, qualcuno grida. Verso le 8.30 il primo CIACK! di prova ACTION!

Si bene, sembra funzionare STOOOP!!! qualcosa si blocca «Mannaggia!» c’è quello che ha parcheggiato male ed è un casino, si blocca il flusso delle macchine, quella che si è rotta il tacco nella chianca e qualcuno lascia la sua posizione per aiutare, c’è quello che non sa con chi ha a che fare e mi viene addosso, mi butta una palla di carta, una cicca ancora accesa, mi grida di spostarmi. Un giorno un cafone mi ha buttato mezzo rustico appresso! Si è messo a ridere con un amico e se n’è andato.

Il fatto è vecchio. A qualcuno sono riuscito a raccontarlo e mi ha preso per pazzo. Cioè. Avete presente Ben Hur? Sapete chi era quello che ha combattuto contro Messala nella corsa delle quadrighe e vinceva? Ero io. E chi è che incontrava Gesù Cristo e si faceva versare da bere? Ero io. E chi è che riuscì ad avvicinarsi a Gesù Cristo durante la via Crucis? Sempre io. È successo di tutto, all’epoca: William Wyler, il regista, prima mi fece girare tutto il film, mi feci un mazzo così, feci una caduta da cavallo su una cinepresa che costava milioni che a Roma ancora se la ricordano. Un capolavoro che valse undici oscar! Quando finimmo le riprese e tornai a Brindisi mi portarono in braccio in processione, e i passanti pensavano che fossi io, il Messia! Facemmo festa per tre giorni. Il terzo giorno, poi, se ne uscì la Metro Goldwin Mayer e decise di imporre un attore americano per i primi piani, perché altrimenti non avrebbe fatto uscire il film. Scelsero tra certe facce di bronzo tra cui Kirk Douglas, Marlon Brando, Paul Newman, Burt Lancaster e Rock Hudson, scegliendo alla fine la faccia di Charlton Heston. Guardatelo, il film! Maledetti a loro!

Tanto fu l’amarezza che l’aiuto regista, Sergio Leone, mi consolò e mi chiese «Pasquale, vieni con me!» di interpretare Trinità. Ma tanto fu l’amarezza che rinunciai e decisi di lasciare i ruoli imposti, per buttarmi nel cinema neorealista alla Risi, Antonioni, De Sica, Visconti…

Gigi mi ha fatto portare il solito rustico di metà mattina. Oggi la luce è buona, sì. Ma di questo passo questo film non comincerà mai perché sul palcoscenico del mondo, come diceva Wilde, le parti sono mal distribuite. E a me di fare la parte dello scemo, non mi piace più.

 

Michele Lamacchia

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