La forma bella di una nuvola

Amiche e amici, come state? Io malinconico ma bene. Dopo aver sparecchiato, ho visto le mie figlie correre in giardino, tra giochi urlati (da bambine) nell’erba da tagliare e confidenze a bassa voce (da grandi) stese su quel prato a guardare le nuvole passare: adolescenti. Ragazze in quel momento della vita pieno di incertezze, di insicurezze, quando quello che veramente vuoi è…

Che cos’è che vuoi? Non lo sai, non lo sai bene e non lo sai ancora. E il tuo modo di affrontare le micro e le macro-sfide che ti si parano davanti è confuso, empirico. Quindi provi, a volte inventandoti un metodo che ha un senso e un’efficacia solo per te e per pochi altri mentre, intanto, ognuno ti vorrebbe secondo il proprio schema prescritto.

La circonferenza di una nuvola, il romanzo di Carolina Capria edito da HarperCollins, è un libro pulito, semplice e diretto nella sua scrittura, delicato e duro al tempo stesso. Parla per voce di Lisa, una sedicenne che ha smesso di mangiare e che, nelle affilate descrizioni tra un capitolo e l’altro, ci racconta come una ragazza (una ragazza qualsiasi, perché poi quella ragazza può essere Lisa ma anche mia figlia) può essere spinta, un passo dopo l’altro, a percorrere quel suo personale sentiero. I tanti passi che, uno dopo l’altro, l’hanno portata fino lì.

Mancanza di ascolto, insicurezza indotta, molestie, aspettative mal riposte, disillusioni… Ognuna di queste pagine è un colpo al cuore. Ho pianto pensando a quelle ragazze e alle mie, pensando a quanto può essere difficile vivere in una società così disattenta, superficiale, pericolosa, che ti vuole incasellata, numerata.

Lisa prova a essere questo: un numero. Si sente confortevole nel suo, il 39, come i chili del suo peso. Lisa viene condotta in una clinica dove conosce e si confronta con le altre protagoniste di questa storia e di cui, ve lo dico, si sente la mancanza una volta finito il libro. Ciascuna di esse porta con sé un personalissimo percorso e le proprie motivazioni. Non sono sole, sono seguite da personale esperto che, piano piano, cerca di fare capire alle giovani ospiti della struttura che cosa vogliono da se stesse e che cosa sono.

Sono una specie di pesce tropicale che si è strappato a morsi le pinne bellissime

Questo è straziante. Ma per tanti passi fatti verso il baratro, altrettanti se ne possono fare nella direzione opposta. Nelle giornate passate misurando ossessivamente il cibo, le ragazze si incontrano, si scontrano anche: Lisa, Susi, Reda. E anche Elena, la prima ad andare via e a lasciare un grande vuoto, una voragine. Ma che è anche stata la ragione della rinascita.

Se sbagli vuol dire che ci stai provando

Così recita una della tante frasi motivazionali alle pareti. Ed è la verità: è quello che deve essere. Provare. Provarci. La verità è quella che le stesse ragazze si dicono:

Le persone si devono salvare da sole. Dobbiamo trovare il modo. Abbiamo tutto ciò che ci serve.

Il successo è lì, è a portata di mano. Non è essere la più bella, la più brava, la migliore, ma è una cosa semplice: è sapere di farcela. Cercare, per esempio, di non essere più un numero. Quel numero.

Carolina Capria è solida e leggera nella sua scrittura, ci solleva e ci riposa su quel prato lasciandoci a osservare quella nuvola che ancora non sa bene che forma avere.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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