Leggere Lolita a Teheran e altre storie resistenti.

img_20190225_142231_0266888546527945651985.jpgCare amiche e cari amici come state? Io bene. Ero qui, travolto dall’umore di due giovani donne adolescenti e dei loro discorsi pro e contro il genere maschile nella sua intierezza
“I MASCHI SONO TUTTI SCEMI!
Esclusi i presenti…”
ed era mentre pensavo al loro processo di emancipazione che mi sono ricordato di questo libro che, mi auguro, le mie figlie adolescenti leggano prima o poi.
Leggere Lolita a Teheran di Azar Nafisi (un successo planetario; questa l’edizione Adelphi del 2004, nella traduzione dell’ottimo Roberto Serrai) è entrato tardi nella mia biblioteca ma è subito stato messo sullo scaffale dei preferiti insieme a quei libri citati dall’autrice, come Orgoglio e Pregiudizio, Il grande Gatsby, Lolita appunto. Azar Nafisi insegnava letteratura inglese all’Università di Teheran, poi è arrivato l’ayatollah Khomeini con i suoi guardiani della Rivoluzione e, con loro, l’oscurantismo sempre più ottuso e totale.
Mentre i libri venivano distrutti per lasciare spazio solo alla sub-cultura di regime, e i pochi superstiti contrabbandati di nascosto e venduti, regalati o scambiati come preziose reliquie, noi partecipiamo con Azar alla pressione che deve sopportare per portare avanti le sue lezioni che sono, evidentemente, contrarie alla morale prevista dal regime. Ma lei non si dà per vinta e decide di continuare i suoi incontri fuori dall’Università, in attesa di tempi favorevoli. Riunisce a casa sua sette tra le sue migliori studentesse e, ogni giovedì, fa lezione di letteratura occidentale.
Questo non è un romanzo qualsiasi, dalla struttura narrativa solita: è un memoir, è una raccolta di racconti, un saggio sulla letteratura, sono appunti di lezioni universitarie; è un po’ biografia un po’ fiction; è storia; è femminismo, dignità, giustizia e libertà. Ciascuna delle ragazze ha i suoi trascorsi, i suoi sogni, i propri dolori e noi partecipiamo insieme a loro non solamente alle discussioni in merito alla scrittura, ma anche alla loro vita, alla frustrazione, alla rabbia, ai pianti, alle piccole e grandi rivincite: questo è un libro di resistenza.
La scrittura di Azar Nafisi è lucida e appassionata e fa venire i brividi notare come lei si infervori quando c’è da discutere di diritti negati, di ingiustizie, di uguaglianza ed emancipazione e quanto invece faccia comparire solo come sfondo, come cornice le bombe sulla testa, le torture, le sparizioni.
Tutto cambia per non cambiare mai: senza andare troppo lontano, nell’Italia, oggi, la donna è ancora la vittima preferita di una cultura fascio-machista che sta sempre più ri-alzando la testa. Sono passati 40 anni dall’insediamento di Khomeini e ancora a questo stiamo.
Le grandi conquiste le facciamo noi con le nostre piccole battaglie di ogni giorno perché ciascuno di noi, come ogni romanzo, porta in sé il germe della rivoluzione.

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