Tieni presente quel momento (dopo il quale niente è più lo stesso).

Scrivere non ha niente a che vedere col fare una bella figura

Amiche e amici, come state? Io bene anche se forse non è così visto che sono riuscito a commuovermi anche con un libro piuttosto lontano dalla narrativa tradizionale: un manuale. È vero, non è un manuale di saldatura o di falegnameria, ma un manuale di scrittura (roba, quindi, che mi tocca tutto). È importante, utile e bello, fare ciclicamente un, diciamo così, tagliando per quando riguarda lo scrivere. A questo giro è toccato a lui.

A trent’anni dal suo esordio narrativo con il racconto Negative Reinforcement, Chuck Palahniuk offre a fan, detrattori e curiosi, questo Tieni presente che, in Italia per Strade blu di Mondadori. Un dialogo leggero con l’aspirante scrittore (“se fossi mio allievo, ti direi di…”) che comincia, quasi subito, con delle dichiarazioni perentorie:

L’industria editoriale è tenuta in vita artificialmente (…) Il romanzo non conta più niente sulla scena culturale. Sei arrivato troppo tardi. La pirateria ha distrutto i profitti. I lettori ormai preferiscono vedere film e divertirsi con i videogiochi. A me verrebbe da dirti: “Tornatene a casa, ragazzo!”

In effetti, scrivere è un’attività maledetta e devi essere veramente un po’ matto per scegliere di farlo. “Per diventare uno scrittore non bastano talento e capacità (…) gli scrittori devono essere abbastanza svegli da sviluppare un’idea brillante, ma anche abbastanza ottusi da fare ricerche, battere il testo al computer, lavorarci su parecchio, venderlo a un editore, correggere, ricorreggere, rivedere la versione corretta, rileggere le bozze, sorbirsi le interviste e scrivere articoli promozionali, e infine presentarsi in decine di città e autografare copie per migliaia o decine di migliaia di persone…” Come chiedeva Monia nell’ultima chiacchierata a pressione zero a Millibar: “Ma chi te lo fa fare?”

La brutta notizia è che, anche facendo tutto per il meglio, potrebbe non funzionare. Palahniuk ricorda che, durante il primo tour promozionale, ad una presentazione in centro a Seattle avevano partecipato due sole persone. A San Francisco nessuna. E questa, se ci pensi, è anche la buona notizia: se è successo a lui…

Un’altra cosa che devi sapere, qualora non l’avessi capito: NON devi scrivere per fare soldi o per essere apprezzato: “Scrivi per essere ricordato”. E questa è un’altra buona notizia. Il corvo di Edgar Allan Poe, una delle opere più lette del Diciannovesimo secolo, ha reso al suo autore solo centoventi dollari. Il testo fu riprodotto abusivamente all’infinito e distribuito senza pagarne i diritti. Le opere di Shakespeare venivano invece riprodotte da stenografi che assistevano alle sue commedie e ne trascrivevano le battute a una velocità folle (a quel punto piene di errori), per poi venderne le copie pirata.

E, come se non bastasse: “Se vuoi che diventi una professione, devi far uscire un libro all’anno“. O aggiungo io come diceva Hemingway: “Se in cinque anni non hai pubblicato niente, lascia perdere“.

Un libro divertente, intenso, anche intimo, dove Palahniuk si mostra così com’è. Si spoglia, cuore in mano, davanti ai suoi studenti, mostrandosi fragile con le sue sconfitte, sicuro di sé ma mai arrogante. L’autore crudo e nichilista di Fight club, Invisible monster, Gang bang e Survivor si scopre sensibile, gentile, umano. Non si preoccupa neanche di mostrarsi egli stesso nei panni dello studente.

Numerosi e interessanti gli aneddoti della propria vita e di quella di altri scrittori (es.: Stephen King che sanguina sui libri), tutto trattato con la sua solita ironia (oh, naturalmente non mancano il linguaggio sopra le righe, il sesso più o meno insolito, il sangue e quegli elementi vivi, caratteristici della sua cifra narrativa e che tanto ci fanno sognare).

Al momento di sceglier un’idea per un libro, assicurati che sia tale da essere valorizzata al meglio in quella forma. Se può essere valorizzata anche da un film, un fumetto o un videogame, perché darsi la pena di scrivere un libro?

Ora, sei ancora sicuro di voler scrivere? Ma non è tutto uno scoraggiare: ci sono pagine di consigli (cosa fare e cosa non fare!) che ho trovato validi e assolutamente innovativi, diversi rispetto a quelli dei numerosi manuali di scrittura studiati finora. Una cosa che mi ha fatto molto riflettere sono state, per esempio, le considerazioni circa i lettori di oggi che non sono rincretiniti dai video musicali e chissà che altro ma, al contrario, sono i più raffinati di sempre. “Siamo stati esposti a più racconti e a più forme narrative di chiunque altro nella storia. Ci aspettiamo, quindi, che la prosa proceda con la stessa velocità e la stessa immediatezza di un film”. Ancora: evitare i dialoghi. L’83% di ciò che le persone comprendono durante una conversazione deriva dal linguaggio del corpo, dal tono e dal volume della voce. Del resto, dice Palahniuk, il Cenacolo Vinciano è un’opera che trasmette un incredibile catalogo di significati senza manco una parola.

Nel libro sono presenti alcuni immancabili standard tipo evitare gli spiegoni (vale sempre), come pure la regola di non far mai sentire il lettore un idiota (tra gli altri consigli, anche uno stuzzicante invito a non usare mai una foto troppo attraente per la quarta di copertina per non essere costretto ad affrontare per anni persone deluse). Non fare il brillante a tutti i costi. Evita i dialoghi a base di botta e risposta (tipo quelli delle sitcom). Usa la scrittura come strumento per risolvere mentalmente ciò che non puoi risolvere fisicamente. La regola fantastica di usare la “lingua bruciata” – cercala. “Tutto deve concorrere alla tua autorevolezza. La scrittura non deve suonare “falsa”, come se uscisse dalla penna di uno scrittore“. Stai calmo, solo dopo tutto questo potrai “cacare il tuo pezzo di carbone” (un modo carino per definire la stesura definitiva).

“Ci vuole un po’ di esercizio per creare, reggere e alimentare il caos, e devi aver fiducia che sarai poi anche in grado di domarlo.”

Molto curioso anche tutto quello che c’è dietro le presentazioni, quei racconti che Palahniuk chiama “cartoline dal tour”. Fare le presentazioni è un momento molto intenso e significativo per un autore, qualcosa che anche io vivo con molta emozione (chiaramente con le dovute proporzioni: Manhattan e Toronto vs Mola di Bari o Taranto).

Di recente pubblicato sul “New York Times”, uno studio ha ipotizzato che i seminari di scrittura potrebbero rimpiazzare le sostanze psicotrope fungendo da nuova terapia verbale per le malattie verbali. Quando poi sono io a dire che gli scrittori sono “malati” non mi credete.

Questa a seguire è un’altra, interessantissima considerazione: “Il lavoro del creativo consiste nel riconoscere ed esprimere cose per gli altri. Alcuni non hanno compreso fino in fondo i propri sentimenti. Ad altri manca la capacità di comunicare una sensazione o un’idea. Altri ancora non hanno il coraggio per esprimerle. (…) I più bravi tra gli scrittori sembrano capaci di leggerci nella mente, e colgono proprio quello che noi non siamo mai stati capaci di tradurre in parole.” Ci avevi mai pensato?

Scrivere equivale a risolvere problemi, niente di più.

E per concludere il mood da perdente con cui Palahniuk ci ha introdotto alla scrittura, aggiungiamo ancora:

Gli scrittori scrivono perché non sono stati invitati a una festa (…) Nessuno, probabilmente, è solo quanto gli scrittori.

E ricordati che tu “Non scrivi per farti degli amici

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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