
Ciao amiche e amici, come state? Io bene, ma mi prudono le mani. Come sapete, ormai le notizie vengono diffuse e commentate in maniera polarizzante proprio per scatenare le reazioni più feroci (la mia inclusa). Nello specifico si parlava del pluri-omicida gioielliere pistolero, e qualcuno parlava del caos per le strade, della percezione di aumento della criminalità e del senso generale di insicurezza, ma quando gli ho risposto che “con un governo di destra, questo non sarebbe mai successo”, mi ha risposto che “beati loro in America che almeno possono farsi giustizia da soli”, mi ha bestemmiato i morti e mi ha bloccato. Ma a proposito di America e di degrado.
Al di là dell’idea patinata, muscolare, da spot elettorale, la vera America, quella sporca, violenta e disperatamente umana, ce l’ha raccontata la sua narrativa da sempre. Bukowski, Selby Jr., Carver, McCarthy, solo per citarne alcuni, ci hanno rimandato un paese ben lontano dalla cartolina lucida che il sistema della propaganda, ieri come oggi, continua a voler vendere al mondo. E non fa eccezione, in questo, Earl Thompson con Tattoo, il libro che, nella massiccia edizione Feltrinelli Gramma, sto leggendo. Anzi: stavo leggendo. Sto leggendo Tattoo di Earl Thompson. Anzi: lo stavo leggendo.
Perché a pagina 300 e rotti ho fatto una cosa che non faccio quasi mai: ho mollato un libro a metà.
“La vita è troppo breve per leggere quello che non ti piace” (autocit.)
E qui l’eresia: dopo aver lasciato (temporaneamente?) un libro a metà, eccomi qui a scrivere una non-recensione. Parziale, provvisoria, con beneficio d’inventario, ma pur sempre una non-recensione.
UNPOPULAR OPINION: a me questo libro, che TUTTI mi avevano descritto come un capolavoro assoluto… non sta piacendo.
Ho chiesto in privato ad altri lettori. Prima risposta: entusiasmo unanime. Poi, gratta gratta, è uscito fuori anche il disagio, quella specie di nausea per le troppe, troppe, troppissime scene di sesso, ripetitive, ridondanti, ossessive.
Il mio problema però è un altro: fino al punto in cui sono arrivato, ho la sensazione che non succeda letteralmente nulla. Jack e la sua allegra brigata di sbandati tra marina e strada passano le giornate cazzeggiando, a bere, picchiarsi, e provare a scopare chiunque respiri, uomini, donne, non fa differenza.
Il mio problema però è un altro: fino al punto in cui sono arrivato, ho la sensazione che non succeda letteralmente nulla. Jack e la sua allegra brigata di sbandati tra marina e strada passano le giornate a bere, picchiarsi, e provare a scopare chiunque respiri — uomini, donne, non fa differenza.
E però. E però il libro scorre che è un piacere. Scritto benissimo, e va detto: la traduzione di Tommaso Pincio è superlativa. Ha conservato il ritmo gioioso, violento, grottesco della storia, e soprattutto ha salvato i dialoghi da quel rischio molto concreto di suonare come un doppiaggio da film americano (“Ehi, amico!”, “Come butta, bello!” che ogni tanto scappa trasformandoli invece in qualcosa che vive di vita propria, con tutta la ricchezza cromatica che solo l’italiano sa offrire.
Quindi, fino a questo momento: libro scritto benissimo, molto bene, ma dove non succede ancora niente di davvero memorabile. Forse NON “il miglior romanzo del 2026”, come ho letto da più parti. Non per me. Non per ora (con riserva di rettifica). Probabilmente lo sarebbe stato all’epoca della sua prima uscita, nel ’74, quando l’immagine dell’America da esportare era quella post Guerra del Vietnam, quella dei grandiosi vincitori (per camuffare la disfatta e l’umiliazione). Figlio del suo tempo.
Tattoo torna in panchina, nello spogliatoio della libreria, in attesa di una nuova chiamata.
E voi? L’avete letto? E se sì, a un certo punto succede qualcosa, o continuano a menarsi, a ubriacarsi, a masturbarsi, a spaccare bottiglie tra vicoli puzzolenti e letti sfatti e pulciosi?
Ditemelo. A presto!
A margine, torno al mio gioielliere assassino, e a quello che si augura di importare l’America. L’America è anche questa, forse anzi è proprio questa l’America più vera, quella che la narrativa, da Thompson in poi, non ha mai smesso di raccontarci, anche quando avremmo preferito i glitter e i raggi laser.
Ma se è vero che la letteratura ci mostra il fondo delle cose, è anche vero che raccontarlo non significa rassegnarsi ad esso. Come per i fatti di casa nostra, con poliziotti che ammazzano i fermati e gente che si fa giustizia da sola. Si può essere lettori lucidi di quel fondo e, allo stesso tempo, credere con ostinazione che si possa essere meglio di così.

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