Una recensione di Cristina Di Matteo (al link qui)
Per la collana Narrativa di Prospero Editore ecco E a un certo punto diventi un pesce, il nuovo romanzo di Michele Lamacchia.
Per farvi capire che tipo di persona è mio padre: lui va in giro portando ben ripiegato nel portafoglio un articolo di giornale dell’83 dove dice che è morto.

E a un certo punto diventi un pesce è un bellissimo e travolgente romanzo che ci racconta l’infanzia come un luogo imprevedibile e primordiale, osservato attraverso gli occhi immaginifici e ironici di un bambino che cresce all’interno di una famiglia complessa.
Nella Bari degli anni Ottanta, il piccolo Tonino, dopo una violenta crisi convulsiva, si risveglia sudato, stremato e circondato da donne raccolte in preghiera, con uno spicchio d’aglio stretto tra i denti. Rimasto solo a dare un senso a ciò che gli è accaduto, arriva a convincersi di avere capacità straordinarie: forse può librarsi in volo, diventare invisibile o persino trasformarsi in un pesce.
Quando sei piccolo, tante cose non le puoi capire: spesso si finisce per scivolare nelle dimensione dell’intraducibile, dell’ignoto, del sogno e della magia.
Vincitore del Premio Nazionale Città di Novate Milanese, una storia che emoziona e sorprende perché racconta l’infanzia senza idealizzarla, restituendone tutta la complessità, la crudeltà e, al tempo stesso, la straordinaria capacità di trasformare il dolore in immaginazione. L’autore ci accompagna in un intenso percorso di formazione in cui realtà e fantasia, superstizione e quotidianità, meraviglia e trauma si intrecciano fino a confondersi, dando vita a un racconto capace di muoversi costantemente tra leggerezza e profondità.
Il romanzo è un viaggio nello sguardo di Tonino, un bambino che osserva il mondo con la curiosità e lo stupore tipici dell’infanzia, ma anche con una lucidità sorprendente. La fantasia diventa il suo modo di interpretare una realtà spesso incomprensibile, un rifugio in cui trasformare la paura in possibilità e dare un significato a ciò che gli adulti non riescono a spiegare. Da questa prospettiva nasce una narrazione che alterna con naturalezza ironia e malinconia, episodi divertenti e momenti di grande intensità emotiva, senza mai perdere autenticità.
Uno dei maggiori meriti di Lamacchia è proprio quello di affrontare un’infanzia segnata dalla sofferenza senza scivolare nel pietismo. Le ferite dei protagonisti non vengono mai esibite per suscitare compassione, ma raccontate con uno sguardo partecipe e profondamente umano. Il lettore è così chiamato a condividere emozioni, ricordi e fragilità attraverso gli occhi di un bambino che, pur nella sua ingenuità, riesce a cogliere le contraddizioni del mondo adulto con una sensibilità disarmante.
Al centro della storia si sviluppa il difficile rapporto con il padre Saverio, figura carismatica, imprevedibile e incapace di assumersi fino in fondo il proprio ruolo di genitore. Attorno a lui prende forma una famiglia in cui rabbia, silenzi e violenza sembrano tramandarsi come un’eredità inevitabile. L’autore, tuttavia, evita ogni giudizio semplicistico preferendo interrogarsi sulle radici di questi comportamenti, mostrando quanto sia complesso spezzare dinamiche che si ripetono di generazione in generazione e quanto coraggio serva per provare a costruire un futuro diverso.
Anche la scrittura rappresenta uno degli elementi più riusciti del romanzo. Lo stile è vivo, spontaneo e ricco di oralità, capace di restituire con grande autenticità il linguaggio, i colori e le atmosfere della Bari popolare degli anni Ottanta. I personaggi, pur sfiorando talvolta il grottesco, conservano sempre una forte verità emotiva e sembrano appartenere alla memoria collettiva di tante famiglie italiane. Persino quando il racconto si apre a dimensioni visionarie, il legame con la realtà non viene mai meno, perché ogni elemento fantastico nasce da un’esigenza emotiva del protagonista.
Nonostante le oltre cinquecento pagine, la narrazione mantiene un ritmo coinvolgente grazie a una struttura costruita attraverso ricordi, episodi e immagini che si susseguono con naturalezza. Più che sulla suspense, il romanzo punta sulla crescita interiore di Tonino, accompagnandolo lungo un percorso fatto di consapevolezza, dolore e rinascita, fino al tentativo di interrompere quel ciclo di violenza che sembra segnare il destino della sua famiglia.
Ciò lo rende un romanzo di formazione intenso e profondamente umano, che riflette sulla memoria, sull’identità, sui legami familiari e sulla resilienza. Michele Lamacchia riesce a trasformare esperienze difficili in una narrazione capace di fondere ironia, malinconia e immaginazione con grande equilibrio, ricordandoci come, per un bambino, la fantasia possa diventare il mezzo più potente per sopravvivere al caos del mondo adulto.
Il risultato è un libro che lascia un segno profondo non perché rincorre facili emozioni, ma perché racconta con autenticità una storia intima che, proprio nella sua sincerità, riesce a parlare a tutti.
Cristina Di Matteo, Il mondo di Chri
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