Un vangelo per chi non crede più in niente

Amiche e amici, come state? Io bene, ma pensavo: perché non mi faccio i c**i miei? Sapete, ultimamente è tutto un prendersela con l’altro, odiare nomi, cose, città, persone e animali di cui non si sa NULLA. E per l’appunto, mi stavo acchiappando con questa banda di sciemi che parlano di cose che non conoscono, si sciacquano la bocca con la paura per una presunta “islamizzazione” (boh?! qualcuno ti sta costringendo a farti musulmano? Io so che a me mi hanno battezzato a forza, mi hanno fatto fare i sacramenti e compagnia cantante, e o andavo a messa o mi prendevano a mazzate). Insomma la scena è questa (dialogo vero):

– Eh, l’islamizzazione! Dove andremo a finire!

– Ehi, ma tu sei very cristiano cattolico praticante?

– Io? Io…

– Ragiona bene, ehi. Perché se la risposta è no, allora statti zitto. Se dici di sì e non è vero, fai peccato. Se invece sei praticante, allora stai sbagliando tutto e devi essere rispettoso del prossimo, mite ed accogliente!

– Me’, vaffangul’!

E a proposito di fede, mi è tornato in mente questo libro, che non è propriamente un romanzo. Non è un saggio. È qualcosa di più difficile da classificare: una raccolta di parole di un personaggio di finzione che suona più vero di molte cose scritte apposta per essere vere. Vangelo apocrifo del Papa Giovane: the Young Pope.

Scritto da Paolo Sorrentino per Einaudi Stile Libero, Il peso di Dio è Lenny Belardo — papa controverso, arrabbiato, bellissimo, assurdo — distillato in aforismi, prediche, insulti, preghiere. Il Papa che riprende in mano la cristianità e la rivolta come un calzino, capovolgendo tutto, a partire dal dialogo tra Chiesa e fedeli così faticosamente e lungamente rincorso in secoli di pontificati e dottrina sempre più fiacca.

Sorrentino sa fare una cosa sola, e la fa meglio di chiunque altro: prendere le domande impossibili — chi è Dio, cosa vuol dire dargli peso — e trasformarle in dialogo, ironia, bellezza formale. La prefazione è un capolavoro a sé. Il resto è dubbio, ma anche conforto, nel senso più serio della parola. Se come me hai visto e amato (con tutti i suoi alti e bassi) tutti i film di Sorrentino, queste pagine valgono una sceneggiatura, la visione off-line di una serie. Vale la pena leggerlo? Sì. Soprattutto se avete smesso di credere in qualcosa e non sapete ancora in cosa ricominciare.

A prescindere dal vostro credo, se avete cuore e anima non potrete non mettervi in discussione. E garantisco la lacrima.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi


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