Alla terra ritornare

“Spostare il nostro asse / verso il centro delle cose, / sentire la corda della vita / in tensione verso tutto. / Noi che un momento dopo essere nati / ci avviciniamo al niente.”

Amiche e amici, come state? Qualche tempo fa, un po’ provocatoriamente, vi avevo chiesto di quale aforista, scrittore o poeta fossero le frasi che postate quando vi mancano le parole. Oggi vi voglio fare conoscere un gran figo: Carmine Valentino Mosesso. Qualcuno di voi avrà la sensazione di averlo già visto da qualche parte, io credevo in un poster alle pareti del mio parrucchiere, invece no: CVM non ha solo un ciuffo davvero invidiabile, ha anche una gran bella penna. Esce per NEO Edizioni La terza geografia, la sua prima raccolta di poesie.

La poesia di Carmine Valentino Mosesso è concreta, materica. Il poeta non è solo un cantore astratto, un predicatore romantico: oltre al cuore, in mano ci ha anche la zolla. Il poeta è sacerdote e nella sua liturgia riesce a mettere in relazione il tutto: la chimica delle montagne, la fiamma, l’acqua, la scheggia d’osso, il pane, una chiave, il grano, il verme, un bacio, il filo di ferro, il paesaggio tutto. Le persone si fondono con i luoghi in una metempsicosi storica e culturale. Nell’opera di Mosesso si respira evidente un senso profondo di gratitudine, una di quelle cose, in questi tempi aridi, sempre più difficili da riconoscere e dimostrare.

In un contesto dove l’urbanizzazione feroce e lo sfruttamento intensivo delle risorse sta portando all’autodistruzione dell’intero sistema-pianeta, l’invito è quello di riprendersi il tempo e lo spazio, ritornare a essere persone e a resistere alle devastazioni sociali contemporanee, recuperare il borgo, il concreto, i linguaggi elementari. Lo sguardo di Mosesso è più lucido e attuale che mai.

“Passa in te lo stesso fiume / che ascoltavo da bambino.”

“Ecco il bacio che non ti ho mai dato, / tienilo nella fortezza delle labbra, / sul cuscino del fiato.”

La sua è una narrazione completa, parte dal passato e guarda lontano. I paesi, la roccia, i popoli, le voci: nulla è veramente effimero. Nemmeno la morte lo è. L’uomo può e deve abbracciare questa visione olistica delle cose poiché tutto è in comunicazione, tutto è trasformazione e rinascita. E le tradizioni non sono mausolei da contemplare ma parti di un lungo plot narrativo da riattualizzare e da cui attingere per resistere in un tempo eterno.

“La Repubblica italiana è una e indivisibile / la Costituzione una magnificenza culturale / seminata sulla carta della miseria / fuori misura persino per una comunità fondata intorno all’utopia (…) / a Pietraferrazzana, a Motta Montecorvino, ad Accettura / conoscono gli articoli a memoria / ogni cittadino è chiamato al ripasso generale / ogni volta che esce di casa e non trova un negozio, / un forno per i dolci e per il pane, / ogni volta che prende il permesso per portare i figli a scuola, / ogni volta che muore per strada per raggiungere il primo ospedale.”

Non solo poesie d’amore. Carmine Valentino Mosesso ha 27 anni, vive a Castel del Giudice, piccolo borgo dell’Alto Molise di cui è consigliere comunale. Qui ha fondato e gestisce un’azienda agricola con colture e animali. Il suo impegno civile è forte e lo si sente nei suoi versi da cui viene fuori, deciso e concreto, il richiamo per fare rete e riscattare quei territori considerati marginali, isolati. Nato in campagna, Mosesso si è laureato in Agraria e ai suoi monti è ritornato per praticare la “resistenza” pacifica sul territorio: ripartire dall’entroterra dei paesi per mettere in comunicazione le realtà rurali sparse per il Paese che perseguono gli stessi obiettivi comuni.

Castel del Giudice, Isernia, 800 s.l.m, piccolo abitato con meno di quattrocento residenti, diventa luogo simbolo della rinascita dell’Alto Molise e dei piccoli borghi delle aree interne. Chiedendo la collaborazione dell’Apiario di Comunità (qualcosa che mette in relazione 30 apicoltori da più di cinque milioni di api) Mosesso inventa le Arnie narranti, un progetto che usa le caratteristiche casette che diventano librerie. Queste vengono posizionate in punti strategici lungo i percorsi della transumanza, dove chi vuole, percorrendo vicoli e sentieri poco battuti, può fermarsi a leggere davanti a panorami mozzafiato, può prendere o lasciare un libro, anche questo in un’ottica di continuo, eterno scambio. L’ape, forse l’animale più importante per l’ecosistema e la biodiversità. Non si poteva usare un simbolo più efficace.

Come dice lui stesso: “nel prossimo futuro la bellezza dimenticata diventerà il motore dell’Italia interna. L’investimento migliore da cui ripartire”. Il poeta torna a farsi portavoce di istanze politiche e sociali. Non solo parole, quindi, ma valorizzazione del paesaggio, sostenibilità ambientale, turismo sostenibile, rigenerazione urbana e diffusione della cultura.

“Assaggia questa neve, ci sono molti dei miei anni”

Quel gran figo di Carmine Valentino.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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