Per me un Natale solo, grazie.

Amiche e amici come state? Io spiaggiato. C’è chi in estate preferisce leggere i gialli, i chick-lit (si scrive così?), le letture poco impegnate e cose. A me sta bene tutto, anche destagionalizzare L’anno che a Roma fu due volte Natale, il fortunato romanzo di Roberto Venturini pubblicato da Società Editrice Milanese.


L’idea di Venturini è interessante e la sua scrittura è originale, pirotecnica, surreale, divertente, in certi passaggi estrema, tutti aspetti che mi sono piaciuti: lascia il segno. Per quanto riguarda un’opinione nel merito, sento di dover sospendere il giudizio. Ho trovato il testo così particolare da aver bisogno di leggere qualcos’altro di questo autore per poter capire se “ci è o ci fa”: i periodi lunghi e articolati; i numerosi salti in avanti e indietro nel tempo (ma anche di lato, a destra e a sinistra); i rimandi abbondanti, abbondanti assai, ai piccoli e grandi fenomeni culturali della nostra infanzia (un melting pot ingombrante anche per un pop fed come me) e le tante, tantissime metafore e similitudini.


Consigliato: a chi vive di rimpianti per un mondo che non c’è più, di quanto era bello il cinema, la TV, anche la pubblicità di una volta, ce n’era per tutti signora mia; a chi ogni sera si commuove con Techetechetè; a chi ancora colleziona le sopresine Kinder; a chi ha passato l’infanzia inseguendo una palla per strada, spiando le coppiette e cariandosi i denti con Smarties, Fruit Joy e Morositas; a chi si appassiona riconoscendo nei libri ogni angolo che viene nominato; a chi non soffre di emicranie da palo-in-frasca; a chi trova che Roma sia una città ormai degradata in modo irrecuperabile, animali, immondizia, maleducazione, buche, abbandono, prostituzione, droga, preda dell’arrivismo opportunista a tutti i livelli, dal più anonimo degli impiegati comunali al capo di partito, spartita dalle mafie di ogni etnia e provenienza geo-tipica; a chi sa riconoscere tracce di tenerezza, sensibilità e amore nella giungla di decadenza urbana, civile, sociale ed emotiva che ci attanaglia; a chi vuole leggersi tutti i candidati al Premio Strega 2021 per intimo gaudio o perché, in fondo, siamo sessanta milioni di allenatori, virologi e giurati.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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