Trova qualcuno che ti ami e ricomincia da capo.

Amiche e amici, come state? Io ho appena smaltito una quarantena auto-imposta e senza nemmeno un panettone in casa. Ultimo libro (in ordine di tempo) letto del 2021: Qualcuno che ti ami in tutta la sua gloria devastata di Raphael Bob-Waksberg, pubblicato da Einaudi. Ci tenevo molto a rapportarmi con la scrittura di questo autore che, come sceneggiatore, mi ha scosso oltremodo e dico davvero. Ed ecco qui il suo esordio.

Entrando nel vivo, il racconto Noccioline salate del circo, lo giuro su Dio, una paginetta e mezza che da sola ti fa una sintesi di quello che stai per leggere: stai affrontando questo momento bello, felice, spensierato della vita ma oltre l’immagine invitante c’è il rischio di una nuova, pessima ricaduta in un disastroso fallimento perché siamo vulnerabili e il mondo è ingannevole e manipolatorio, e noi saremo vittime sempre e comunque di un loop infinito di aspettative deluse. Siamo fragili ma tu

Apri quella lattina e andrà tutto bene. Perché dovrei mentirti? Perché dovrei farti del male? Questa volta andrà tutto a meraviglia.

Mi torna sempre in mente la favola della rana e dello scorpione, chi è sensibile è quello che SPOILER se la prende in c**o. Basta questa introduzione per farti mettere da parte il libro e dire BENE, dov’è il mio cinepanettone?

Qualcuno che ti ami eccetera (il titolo è di quelli belli che da solo ti incuriosisce e ti invita all’acquisto come Va’ dove ti porta il cuore, Il più grande uomo scimmia del Pleistocene, Guida galattica per autostoppisti e così via) è una raccolta di racconti, alcuni anche molto brevi. Non tutte le storie colpiscono nel segno, ma nel complesso sì: conoscevo la vena tragicomica del mio autore e, come mi aspettavo, è riuscito a calpestare i miei sentimenti facendomi passare dalla risata al pianto (con artificioso mestiere e tempismo). Com’è stato per la Ben Nota Serie (che non menzionerò se non tramite indizi fotografici) la prima parte è meno potente, i metti un po’ e ti chiedi Boh?! Ma davvero sto guardando/leggendo questa cosa? Ma andate avanti e vi prenderà. RBW dimostra una grande sensibilità e una fervente creatività: sperimenta, diverte, fa riflettere (fa anche sboccare se qualcuno è più sensibile).

Ho notato, tra gli altri, Le bugie che ci raccontiamo (un elenco incompleto) dove, in forma di lista, viene descritto il processo puntellato di delusioni, promesse, gaslighting e inganni che tiene in piedi una relazione contemporanea (che ho trovato molto simile al mio Le cinquanta bugie del 2018). Mi è piaciuto molto il racconto Rufus, il mondo visto con gli occhi del cane e di che cosa può essere la frustrazione dell’animale per cui Rufus può per lui significare qualsiasi cosa, sia brutta che buona (anche questo è frutto dell’incomprensibilità dell’amore). Ho amato molto La banalità fatta persona mente ho amato meno La poesia, probabilmente per i limiti imposti dalla traduzione (tanto di cappello al lavorone che ha dovuto fare Marco Rossari, già traduttori dei più Grandi). Bellissimo l’intermezzo Viaggia per il paese, una specie di lettera che punge il cuore, un invito di quelli tutti da sottolineare, quelle pagine da strappare (non lo fate mai) e conservare.

Fermati in un posto fertile, pianta un nuovo te stesso e guardati fiorire. Adesso te lo ricordi appena quel vecchio tu, il tu che viveva in quell’altro posto ed era Triste. Quel vecchio tu non eri tu: questo sei tu. Questo è il tu che vuoi essere. […] Poi una sera in un bar prendi una persona-hobby che poi diventa una persona-abitudine […] una persona che – mentre eri distratto – ti ha fatto scivolare un cuore nudo e ferito nella tasca della giacca insieme a un biglietto con su scritto: “Fragile”.

Vai a camminare lungo il mare e respira l’aria fresca salmastra. Viaggia per il paese e ricomincia da capo in un posto nuovo.

Scrivere racconti è, a mio parere, una cosa non facile ma una sfida in cui si cimentano tutti (o quasi) prima o poi [si immagini elenco di autori vari]. Il confronto, se sei RBW, diventa ancora più difficile perché ti porti dietro l’alone del tuo pregresso. L’impressione che si ha, in certi racconti, è che l’autore forzi un poco la mano per farci ridere, piangere, indignare, sboccare come se fossimo davanti alla TV (artificioso, si direbbe), ma la parola scritta è un’altra cosa (non è, dico, migliore né peggiore: altra) e certe immagini, proposte su carta, pur conservando la traccia di angoscia esistenziale, non mi restituiscono la stessa efficacia. Nell’ultimo decennio, con l’animazione abbiamo elevato il concetto di narrazione kafkiana a qualcosa di assolutamente plausibile (un cavallo alcolista può sc*parsi una gatta o un gufo o qualsiasi attrice strafatta di Hollywood, per esempio), ma l’affollarsi di tanti personaggi, tante surrealità, tanti mondi creati ex novo e sviluppati nell’ambito del racconto breve sono difficili da assimilare, da farseli amici. Parliamo di una scrittura comunque ottima, americana della migliore specie contemporanea. Spero di leggere quanto prima il Romanzo di Raphael Bob-Waksberg per potermi devastare come si deve.

Ora scusate, vado a scrivere di quel racconto divertente e surreale di quando un positivo è venuto in macchina con me su e giù per la Puglia senza dirmi di essere positivo perché tanto che ce ne fotte a noi, siamo italiani e poi sono le feste, si sa che non ci può succedere niente se c’è l’alcool e poi l’amore vaffammoccamamt.

Michele Lamacchia

Le parole creano mondi

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