Un posto al sole
«Quando arriviamo?» Perché non mi mordo la lingua? Potevo portarla al Mac, o lasciarla davanti alla tivù. O giocare alla casa, alla parrucchiera, alla mamma e alla figlia! Avrei fatto ANCHE la mamma, all’occorrenza. «Monia, quando arriviamo?» Daccapo «Mò, mò. Siamo arrivati, non vedi il mare?» «Moni, anche prima hai detto così…» «Uffa!!!» «E pure prima prima…» «…» «E pure prima prima prima…» «Ehi!» Brava, il mio genio del male! «Andiamo al mare?» come se MAI avesse potuto rispondermi “No, grazie. Preferisco rimanere a contemplare un punto fisso nel vuoto. Tu non badare a me, fai come se non ci … Continua a leggere Un posto al sole
Piccole storie di cui nessuno parla
Sì, ho incontrato il papà di Walterino, fuori l’asilo. Mi ha chiesto se andiamo con loro al parco divertimenti, ma non è che io non ci voglia andare, eh! È che è un periodo speciale, bello mio, ché le cose non sono proprio come avevo immaginato. Quando ero piccolo piccolo quanto te già sapevo che ti avrei avuto. Sapevo già che avresti avuto questi capelli, questi occhi. Ti immaginavo meno alto, invece. E già sapevo come ti saresti chiamato. Come il nonno. E già sapevo che avrei badato io a te, alla mamma, alla casa. A tutto. Sapevo già tutto. … Continua a leggere Piccole storie di cui nessuno parla
“Col giornale ci incarto le cozze”
“Il povero Chicco dormiva abbracciato al suo orsetto preferito, nel lettino della sua nuova cameretta. Sognava la festa del suo primo compleanno, che si sarebbe dovuta tenere l’indomani. Ad un certo punto il sogno è stato spezzato dall’incendio che si è sprigionato al piano di sotto della sua casa. Il suo cane Billo ha cercato di farsi largo tra i fumi. Ma purtroppo per lui non c’è stato niente da fare” la musica di sottofondo, un laconico Ludovico Einaudi, sottolinea il momento in modo struggente. E dopo “In spiaggia adesso: qual è il look più trendy dell’estate? Il microstring da … Continua a leggere “Col giornale ci incarto le cozze”
Raccontami una storia
Tu chiamale se vuoi… elezioni
Il giorno in cui sono arrivato a Brindisi (non proprio quello stesso giorno, il giorno dopo) mi chiamò uno dei miei diretti superiori nel suo ufficio. Ci andai. Noi soli dentro la stanza. E le elezioni fuori. Mi fece promettere che avrei votato il “suo” candidato, altrimenti «te la farò pagare da mò e per sempre». Considerando che era ancora il mio periodo di prova, questa cosa mi fece stare molto molto male, al punto da parlarne ancora oggi con angoscia. Per fortuna non feci in tempo ad essere iscritto nei registri elettorali del comune di Brindisi e votai a … Continua a leggere Tu chiamale se vuoi… elezioni
Giù il sipario
Quando lessi il decreto di Sua Eccellenza il Commissario Straordinario che ne ordinava la demolizione mi stropicciai le maniche sugli occhi non potendo credere alla pesante leggerezza con la quale UNO, sentendosi sollevato da qualsiasi oggettiva responsabilità e allo stesso tempo investito di super-poteri, rivestito, glassato di arrogante superbia, con una firma su un foglio definiva la fine, la distruzione, l’abbattimento dell’ultimo simbolo dell’indirizzo culturale dell’intera città. Quel gesto (simbolico) rappresentava quella che, a tempo indeterminato , sarebbe stato l’indirizzo (politico) della sua deriva. Non sapendo tenermi un cecio in bocca, andai in fretta a parlarne con il Prefetto, quale … Continua a leggere Giù il sipario
L’uovo di Colombo
Il commercialista di Colombo, Jesùs Cortés Delgado, formalmente dottore in economia, riconosciuto faccendiere, traffichino certificato, per la prima volta nella sua fumosa e riservata carriera sudava freddo: il suo più noto cliente, Ammiraglio, Vicerè e Governatore di tutte le Terre Scoperte di questo e di quell’altro Mondo, veramente questa volta lo stava mettendo in croce. Vero era che tutti i facoltosi e blasonati personaggi che si rivolgevano a lui, lo facevano proprio per la sua abilità nel riuscire a trovare ed inventare ogni sorta di stratagemma per eludere i controlli della finanza, per evadere il fisco, per non pagare tasse … Continua a leggere L’uovo di Colombo
Parole crociate
«Ma non bastava il tributo di mio fratello, zì? Dice che tocca sempre al fratello maggiore, fare il cavaliere! E che al secondo e agli altri spetta di fare il monaco o la suora! Ah, dici che a me è andata di lusso? Che così farò sia il monaco che il cavaliere?» «Ma sono giorni e giorni e giorni di viaggio a piedi! Sì, io sul cavallo non ci salgo, soffro le vertigini… E devo prendere le mie medicine tutti i giorni e più volte al giorno! Sì, non sono medicine vere e proprie, sono degli integratori, ma se tu … Continua a leggere Parole crociate
Ualìn u’scem (la controfigura)
Oggi la luce sarà buona. Quando il sole è forte e il cielo velato si può girare senza quelle ombre marcate che ti tagliano la faccia e quei forti contrasti di chiaro-scuri. Spero che quell’incapace del direttore della fotografia si affacci, altrimenti facciamo come ieri e ieri l’altro quando, nonostante queste condizioni, non ci ha permesso di girare. Il set è quasi pronto. Gigi del bar mi ha fatto arrivare il caffè lungo macchiato caldo, come tutte le mattine. Io aspetto e osservo: i fornitori svuotano i furgoni dalle casse, gli operai srotolano rotoli di cavi elettrici per terra, le … Continua a leggere Ualìn u’scem (la controfigura)
La costruzione di una figura
Il pomeriggio del 20 faceva un caldo bestia sapevo di avere a disposizione forse solo pochi minuti forse pochi secondi incontrare Carlos incontrare Santana ho passato l’infanzia sentendo il suono caldo delle sue note Pàpapàppàra! Parararàh! toccando la mia Fender rossa sognando un giorno di poter fargliela autografare Roberto è riuscito “Vieni, Michi, di qua…” “Cosa? No, non…” “Sì.” “Di qua, lo vedi.” “…” tutta la vita a collezionare i suoi dischi e poi CD e poi DVD sperando MAI di riuscire a sentirlo dal vivo e sperando MAI di riuscire ad incontrarlo “Non ci posso credere!!!” “Sì, vieni. Non … Continua a leggere La costruzione di una figura
Philosophenweg
Gesellschaftliche entwicklung (sviluppo sociale), di Michele Lamacchia …e mentre correvo, saltando le radici degli alberi, notai che seduto ad una panchina c’era il solito ragazzo con quaderno e penna. Era questa la cosa che me lo fece saltare in faccia: il fatto che non stesse correndo, ma che stesse perdendo tempo così. Tutti i giorni, da una settimana, almeno. Feci il mio spit-stop (una pausa breve in cui mi stiracchiavo e sputavo) proprio là vicino. Dato che non mi guardava «Scusa», poggiai la mia lunga gamba depilata di fresco sulla spalliera, di fianco alla sua testa. E cominciai e strechare. … Continua a leggere Philosophenweg
