I miei nemici
I miei nemici I miei nemici sono loro. Ma qua dentro mi sento al sicuro. I miei nemici sono dentro di me. I miei nemici sono io stesso, ma qua dentro mi sento al sicuro. Ci sono io, la macchina … Continua a leggere I miei nemici
I miei nemici I miei nemici sono loro. Ma qua dentro mi sento al sicuro. I miei nemici sono dentro di me. I miei nemici sono io stesso, ma qua dentro mi sento al sicuro. Ci sono io, la macchina … Continua a leggere I miei nemici
Incipit. La ruota davanti taglia le righe bianche trasversali, spizza gli spigoli dei marciapiedi, evita le merde di cane, le bottiglie di birra vuote e le buste di plastica che maisia si ficcano nella catena. L’asfalto un patchwork di pezze … Continua a leggere Incipit.
Mi rimangono i frammenti umidi delle diagonali, gli incroci inevitabili tra i piani inclinati. La verità vera è che solo i poli uguali si attraggono. Continua a leggere La verità sulle cose
Cielo, mare, siero, fresco. L’acqua scorre, copre il vetro, copre il letto. Il giardino opaco e freddo. La goccia sul cuscino, il pavimento, i muri. L’acqua bagna la stanza blu, bagna l’aria, bagna i muri. La luce blu intrappolata. Il … Continua a leggere Chillin’
On stage. Questa è la fine, questo è il principio. Nel buio del backstage si sentono solo i crock delle tavole sotto i piedi. Buio dipinto di nero. Davanti i brusii. Mi state aspettando. Se chiudo gli occhi vedrò il nero … Continua a leggere On stage
Veder, toccar, annusar. Gabriel. Gabrielgarko, sabato sera. Gabrielgarko, sabato sera potrò essere nello stesso posto dov’è Gabrielgarko, vedere le stesse cose che vedranno gli occhi di Gabrielgarko, attore, sex symbol, sentire la stessa … Continua a leggere Veder, toccar, annusar. Gabriel.
Ricorderemo questa estate 2014 come il ritorno degli eccessi, laddove questi rappresenterebbero estensioni, appendici, protesi del proprio IO. Personalmente mi chiedo perché si accinga in gran parte da quel baule di azzardi che sono stati gli anni ’80, quasi fossero … Continua a leggere Eccessivamente (XXXI.VIII.MCMDIIVIII)
http://stodelirando.com/2012/03/20/pezzi-di-memoria/ (sottofondo musicale suggerito: The Doors – Alabama song – Whiskey Bar) Il tipo, che diceva di chiamarsi una volta Jean Claude, un’altra Duchamp, un’altra Gérard o Depardieu, mi chiese venticinque franchi per la micro-consumazione e altri sedici per la lettura. «Mi pare un po’ troppo, monsieur» dissi quasi senza alcuna voglia di polemizzare, ancora la bocca di crème brûlée, «Per dessert e pochi minuti di pagine stropicciate, mi chiede quasi quaranta franchi…» «Quarantuno, per l’esattezza» mi corresse l’omino a righe «Dimentica il gelato al gusto pomodoro che ho provato a farle assaggiare» il vivace signore che diceva di … Continua a leggere Pezzi di memoria.
Chi si ferma è perduto (sempre e per sempre). “Cati piru ca ti mangiu” (proverbio popolare) – “Chi non ha voglia di lavorare non dovrebbe avere nemmeno voglia di mangiare” (cit.) Io ho avuto mazzate. Ho sentito il freddo. Ho provato la fame. Io ho dormito nei treni, ho dormito per terra, ho rinunciato a dormire, ho gridato nel buio, ho pianto di rabbia. Ho mangiato patate, ho provato di tutto, ho consumato le scarpe, ho chiesto qualcosa, ho anticipato la sveglia, ho viaggiato nascosto, ho strappato giornali, ho strappato le erbacce, ho potato gli alberi, ho buttato i rami … Continua a leggere Chi si ferma è perduto (sempre e per sempre) [Free24 #32]
Oggi la luce sarà buona. Quando il sole è forte e il cielo velato si può girare senza quelle ombre marcate che ti tagliano la faccia e quei forti contrasti di chiaro-scuri. Spero che quell’incapace del direttore della fotografia si affacci, altrimenti facciamo come ieri e ieri l’altro quando, nonostante queste condizioni, non ci ha permesso di girare. Il set è quasi pronto. Gigi del bar mi ha fatto arrivare il caffè lungo macchiato caldo, come tutte le mattine. Io aspetto e osservo: i fornitori svuotano i furgoni dalle casse, gli operai srotolano rotoli di cavi elettrici per terra, le … Continua a leggere Ualìn u’scem (la controfigura)
Gesellschaftliche entwicklung (sviluppo sociale), di Michele Lamacchia …e mentre correvo, saltando le radici degli alberi, notai che seduto ad una panchina c’era il solito ragazzo con quaderno e penna. Era questa la cosa che me lo fece saltare in faccia: il fatto che non stesse correndo, ma che stesse perdendo tempo così. Tutti i giorni, da una settimana, almeno. Feci il mio spit-stop (una pausa breve in cui mi stiracchiavo e sputavo) proprio là vicino. Dato che non mi guardava «Scusa», poggiai la mia lunga gamba depilata di fresco sulla spalliera, di fianco alla sua testa. E cominciai e strechare. … Continua a leggere Philosophenweg